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Anche Milano avrà la sue Torri

September 24th, 2004 · 0 Commenti · Uncategorized

Il Duomo non sarà  più l’unico simbolo di Milano. Così come la Tour Eiffel a Parigi o il Big Ben a Londra, nell’ immaginario collettivo troveranno spazio le grandi torri che sorgeranno nell’attuale area della Fiera. Sono i tre grattacieli del progetto che ha vinto il concorso internazionale per la riqualificazione dell’area Fiera indetto dalla Fondazione Fiera Milano. Da oggi il plastico del progetto vincitore è esposto al pubblico (guarda l’immagine in pdf) insieme a quelli degli altri quattro finalisti. La mostra, allestita alla Triennale, si intitola “Un nuovo centro per Milano” e documenta l’iter della gara terminata il 2 luglio con l’aggiudicazione alla cordata CityLife.

LE TRE TORRI – Il “nuovo centro” dovrebbe diventare realtà  entro il 2014 e prevede torri in vetro e in acciaio. Nelle costruzioni saranno utilizzate anche le stesse pietre del Duomo, a segnare una continuità  tra passato e futuro. Le tre torri sono già  state ribattezzate: la “lunga”,alta 200 metri, la “corta”, 170 e la “storta” di 185. Tutte al di sopra della Madonnina (superata di 88 metri) ma anche della futura Torre della Regione Lombardia che sorgerà  in aerea Garibaldi. Tre torri firmate da un’architetta matematica irachena, Zaha Hadid, vincitrice del premio Pritzker, di un giapponese celebre, Arata Isozaki, già  conosciuto in Italia per aver progettato la loggia degli Uffizi, e di un polacco-americano, Daniel Libeskind, l’architetto che ricostruirà  Ground Zero. Tre grattacieli accolti tra gli applausi di quanti da tempo auspicano un nuovi simbolo per Milano e le critiche di chi li bolla come emblemi di una globalizzazione forzata che smaschererebbe l’eterno volto provinciale dell’Italia.

LA PAROLA AI MILANESI – Da oggi i milanesi sono in grado di dire la loro davanti ai plastici. Il loro parere potrà  essere preso in considerazione dall’amministrazione chiamata ad approvare il progetto. Perchè, come sottolinea Marco Romano, membro della commissione di valutazione che ha affiancato il comitato di gara, il progetto è finora soltanto la proposta redatta da un gruppo di professionisti per conto della cordata che si è poi aggiudicata la proprietà  dell’area. Proposta che dovrà  essere esaminata dalla commissione edilizia e poi approvata dal consiglio comunale.

GLI ALTRI PROGETTI – Spiega il presidente della Fondazione Fiera Milano, Luigi Roth: “I progetti finalisti hanno seguito cinque filosofie diverse, che sono però riuscite a proporre il meglio dell’architettura mondiale”. C’è quello capitanato da Borio Mangiarotti che non fa nessuna concessione alla monumentalità : niente grattacieli o tipologie hi-tech, ma una serie di 32 edifici in linea alti 6 o 7 piani, e 12 torri a pianta quadrata con tanto verde intorno. Un terzo progetto è quello coordinato da Aig/Lincoln Italia che prevede un complesso «a serpentina» nel segno dell’ecologia. Poi la proposta firmata Pirelli con Renzo Piano come progettista che ha il suo fulcro in una torre di 51 piani alta 212 metri e a pianta triangolare, con un parco di 2000 alberi. Infine il progetto inglese di Risanamento in cui spiccano due torri con giardini pensili e un grande lago.

SIMBOLO MONDIALE – «Sarà  una riqualificazione – ha spiegato il critico di architettura inglese Deyan Sudjic – tra le più ambiziose al mondo. Perchè occuperà  un terreno la cui superficie è cinque volte più grande di Ground Zero». Più che di progetti architettonici, si tratta, per Milano, di un vero e proprio evento che esce dai confini della città  per diventare di livello mondiale. Quei grattacieli che verranno saranno un nuovo simbolo italiano nel mondo. Un simbolo di futuro.

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