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La comunità Linux torna a parlare di standardizzazione delle distribuzioni

November 20th, 2004 · 0 Commenti · Informatica

Il progetto UnitedLinux è fallito, ma il tema torna d’attualità . Nasce il Linux Core Consortium, ma i grandi nomi dell’open source mancano all’appello. Serve davvero standardizzare le distribuzioni?

di Emiliano Brunetti

La comunità  Linux ci riprova. Dopo il fallimento del progetto UnitedLinux, arriva un nuovo progetto di standardizzazione. Questa sono quattro le realtà  interessate, la francese MandrakeSoft, la brasiliana Conectiva, la giapponese TurboLinux e l’americana Progeny Linux Systems. Il nuovo progetto si chiamrà  Linux Core Consortium (LCC) e i partecipanti intendono unire le loro distribuzioni su un nucleo comune basato su Linux Standard Base (LSB) 2.0.E’ abbastanza evidente che il neonato LCC sta seguendo i passi di UnitedLinux. Gli obiettivi, almeno apparentemente, sono gli stessi: unire diversi vendor su una singola distribuzione. La differenza, forse, è che questa volta la base standard arriva da un progetto comunitario che lavora sotto l’ala protettrice del Free Standards Group. Ma più importante sembra la differenza di partecipanti. Questa volta non ci sono più Suse e SCO, per esempio, e sono entrati Mandrake e Progeny. Inoltre quello che su Suse Linux oggi si chiama Novell Linux, e questo potrebbe complicare molto le cose.

Una maggiore standardizzazione nel mondo Linux interessa a tutti, anche ai vendor coinvolti a vario titolo nell’open source come HP, IBM, Novell, Red Hat e Sun. Almeno a parole. Nei fatti, gli sforzi di standardizzazione non hanno mai ricevuto un vero e proprio contributo. Una cosa, infatti, è standardizzare le tecnologie sulle quali costruire soluzioni e prodotti software: questo migliora l’interoperabilità  e risolve problemi molto concreti. Tutt’altro è standardizzare il nucleo di un sistema operativo. Il valore aggiunto potrebbe essere una maggiore facilità  di amministrazione, riducendo per esempio le differenze nelle procedure di installazione. Ma queste differenze non sono poi così drammatiche. Il mondo dell’open source, infatti, è fondamentalmente diviso tra le distribuzioni Linux che sfruttano un sistema di init molto simile a quello di System V e quelle che invece si basano sulla struttura di BSD. Sono in ogni caso differenze ‘minori’, e molte distribuzioni, proprio per motivi di compatibilità , hanno trovato soluzioni per poter lavorare con entrambi i sistemi (un esempio è Slackware). Certo avendo un nucleo comune si risolverebbero problemi diversi, particolarmente sentiti dai vendor, come per esempio le certificazioni: una volta certificato il nucleo comune, il resto del lavoro è molto più semplice.

Tra i lavori che il neonato LCC intende realizzare, due sembrano interessanti: il supporto per le tecnologie hardware a 64 bit sia di Intel sia di AMD (IA32, EM64T, IA64 e AMD64), con un piano di rilascio di 18-24 mesi e delle estensioni comuni al kernel; l’interoperabilità  tra i due più diffusi sistemi di packaging, quello di Red Hat (rpm) e quello di Debian (deb).

Secondo il Free Standards Group realizzare un’implementazione binaria del nucleo di LSB è un grande passo in avanti verso la standardizzazione. Il supporto a LCC sembra ampio: Novell e Red Hat si sono già  pronunciate favorevolmente, ma non hanno ancora deciso di aderire all’inziativa; Sun, HP e CA hanno detto di voler supportare gli sforzi di LCC. Basterà  per evitare un nuovo flop come quello di UnitedLinux? Difficile da dire, ma le premesse non sono tra le migliori. Mancano da LCC i due vendor più importanti in questo momento per l’open source, ovvero Novell e Red Hat. Partecipano soltanto vendor ‘minori’, ma l’obiettivo di LCC è inserire il nucleo comune nelle distribuzioni server dei partecipanti – il cui market share nel segmento server è piuttosto piccolo.

Il fatto è che la comunità  open ha paura delle divisioni. Le vicende del mondo UNIX, che ormai appartengono al passato remoto dell’informatica, non sono mai state realmente superate. L’unica garanzia che tiene insieme il mondo Linux in questo momento è il kernel. In questi anni è sempre restato sotto la guida attenta di Linus Torvalds. La paura delle divisioni, finchè il kernel non subirà  dei fork forse è più psicologica che concreta. In questo momento non c’è nulla all’orizzonte, ma alcuni temono che questo possa accadere con il kernel 2.7. Andrew Morton, lead maintainer del kernel per gli Open Source Developments Lab (OSDL) pochi giorni fa ha dichiarato che potrebbe essere arrivato il momento in cui Torvalds dovrà  necessariemente operare un fork per fare spazio alle molte patch che alcuni soggetti vorrebbero includere nel 2.7. Si vedrà  quando il nuovo kernel sarà  rilasciato. Per il momento, ben vengano le standardizzazioni, di qualsiasi tipo. Ma progetti come LCC sembrano più dei tentativi di riguadagnare terreno da parte di vendor dell’open source che non sono stati in grado, finora, di tenere il passo degli altri.

UnitedLinux: www.unitedlinux.com/
Linux Standard Base (LSB) 2.0: www.linuxbase.org/

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