Inizialmente non se ne dava molto conto e a parlarne erano solamente gli scrittori di romanzi di fantascienza!
Ora le cose stanno cambiando… l’era sta cambiando.
Breve viaggio a ritroso sulla vita dei Robot viventi.Il biorobot ha cellule di topo
Vede la luce un microrobot animato da nanochip e cellule di topo, connubio che gli permette di muoversi senza energia esterna. Verso i dispositivi auto-assemblanti
19/01/05 – News – Los Angeles (USA) – Un nuovo e importantissimo esempio del matrimonio fra biotecnologia e neuroelettronica. àˆ così che un team di scienziati dell’Università della California ha descritto l’esperimento con cui è riuscito a creare un microscopico robot ibrido, composto da chip e cellule viventi.
Il robot, che misura meno di un millimetro, possiede dei “muscoli” formati da cellule di topo cresciute al di sopra di nanochip: grazie alla contrazione delle cellule, il robot è in grado di muoversi senza alcuna fonte di energia esterna.
In un articolo apparso sul giornale Nature Materials, i ricercatori Jianzhong Xi, Jacob Schmidt e Carlo Montemagno hanno spiegato di aver costruito il robot servendosi di un nuovo e più efficace metodo per far attecchire le cellule al di sopra di microscopici chip. Nel caso specifico le cellule sono state prese dal cuore di un ratto.
Una delle più grandi promesse di questa nuova tecnica, secondo Montemagno, è la possibilità , un giorno, di costruire dispositivi capaci di assemblarsi o ripararsi da soli: dispositivi che, di fatto, potranno essere considerati “vivi”.
“Questi robot sono assolutamente vivi”, ha detto Montemagno. “Ciò significa che le cellule crescono, si moltiplicano e si assemblano, dando così forma alla struttura stessa del robot”.
In futuro questi biorobot potrebbe essere utilizzati, secondo i ricercatori americani, all’interno di microscopici dispositivi, come ad esempio generatori elettrici in miniatura capaci di alimentare un chip per computer.
In passato un altro team di scienziati americani è riuscito a costruire robot con un “cervello” formato da transistor e neuroni di topo, mentre un gruppo di ricercatori tedeschi ha fatto radicare su di un chip di silicio alcune cellule nervose di lumaca.
Quando il robot ha un cervello da topo
àˆ un hybrot, un robot ibrido, costituito da chip in silicio e neuroni. Un nuovo parto dell’hi-tech pronto a mostrare tutte le potenzialità del connubio fra biologia e computer
20/12/02 – News – Roma – C’è un Potter dietro al robot comandato da un topolino, ma a differenza del celeberrimo ragazzino prodigio della letteratura, questo non si è avvalso della magia per plasmare quello lui chiama “l’hybrot”, il robot ibrido, ma delle più avanzate conoscenze fornite oggi dalla neuroelettronica.
Seguendo i recenti successi maturati in questo campo della ricerca, Steve Potter è riuscito a costruire un robot della dimensione di una tazzina da caffè in grado, all’interno di un piccolo box, di sfruttare una rete neurale composta da cellule di topo per superare ostacoli, scegliere la strada migliore e raggiungere una meta attraverso intricati labirinti.
Per costruire il “cervello” del suo robot, Potter ha impiantato migliaia di neuroni di un embrione di topo in un chip in silicio integrante una sessantina di elettrodi connessi ad un amplificatore. I segnali che le cellule si trasmettono fra loro vengono rilevati dagli elettrodi e inviati all’amplificatore, che a sua volta li trasmette ad un computer: questo, una volta elaborati i dati, li rimanda al robot attraverso una connessione wireless.
Da questo connubio fra biologia ed elettronica Potter sostiene che un giorno sarà possibile costruire computer o robot ibridi in grado di imparare, svolgere compiti molto complessi, curarsi e rigenerare autonomamente le proprie parti organiche.
Il robot di Potter rappresenta attualmente l’esperimento più complesso dopo quelli che, in passato, hanno visto la creazione di robot comandati da neuroni di lampreda e reti neurali composte da chip in silicio e cellule nervose di lumaca.
Silicio e lumache, sulla via dei neurocomputer
06/09/01 – News – Martinsried (Germania) – Alcuni scienziati tedeschi dell’Istituto di Biochimica di Max-Planck, impegnati in alcuni progetti legati alla neuro-elettronica, hanno recentemente annunciato il successo di un esperimento che, a loro dire, rappresenta un primo, importante passo verso quella tecnologia che un giorno permetterà di far interagire cervello e computer.
Peter Fromherz e Guenther Zeck, ricercatori presso il dipartimento di neurofisica dell’istituto tedesco, hanno infatti realizzato un neurochip: un circuito ibrido composto da un chip semiconduttore e da alcuni neuroni. Sebbene il primo neurochip di questo tipo sia stato creato nel 1997 da alcuni scienziati americani, Fromherz sostiene che il metodo da lui impiegato per incorporare le cellule nel silicio è del tutto innovativo e supera molti dei limiti che inficiavano le tecniche precedenti.
Sull’home page dedicata al progetto, i due scienziati spiegano di essere riusciti a “immobilizzare” su di un chip di silicio alcune cellule nervose di un lumaca attraverso una sorta di microscopica “recinzione” composta da “picchetti” di poliammide, una sostanza sintetica. Secondo quanto descritto dai due scienziati, le cellule formano rapidamente una rete con le sinapsi elettriche consentendo così lo scambio di impulsi con i transistor del chip.
“Io credo che questo esperimento rappresenti un sostanziale passo verso l’investigazione delle dinamiche delle reti di neuroni, in particolare della formazione della memoria”, ha affermato Fromherz.
Fromherz e Guenther Zeck sostengono che “l’implementazione di circuiti silicio-neurone-neurone-silicio rappresenta una prova di principio per lo sviluppo di sistemi neuroelettronici da usare negli studi sull’elaborazione dei segnali e sul calcolo neurale”.
Fromherz, che è anche direttore del dipartimento di neurofisica del Max-Planck Institute, dal 1985 compie ricerche nel campo della neuro-elettronica, una branca della neurofisica che ricerca soluzioni per connettere fra loro neuroni e microchip. Nel 1990 egli è riuscito a connettere il neurone di una sanguisuga con un transistor.
Qualche tempo fa alcuni scienziati annunciarono invece la creazione di un piccolo robot comandato dal cervello di una lampreda. La fantascienza, ancora una volta, si è fatta realtà …