Cammino, studio, respiro, vado all’appello, a mensa, mangio, esco, mi vedo con “gli altri”, vado a dormire, parlo di quello che mi succede, delle mie giornate, delle mie cose, delle mie aspirazioni e delle mie paure, lo faccio xchè l’ho sempre fatto, vivo senza sapere di esistere, un giorno lavorerò mi dico [Perchè? E per chi? ], e un giorno morirò…
Ma qualche volta scende la notte, tremenda, immobile e assoluta, qualche volta ci fermiamo a pensare, e quando “pensiamo” tremano le gambe della Minerva, e arrossiscono le serie maschere della “sapienza”…
Mi faccio domande, mi chiedo cose sul significato della mia vita, e sul senso di quello che faccio, di ciò che mi circonda; mi sento inquieto, agitato; sento che ci sono cose importanti che devo capire, elementi essenziali che devo imparare, irrimandabili, insopprimibili, sento che c’è una maschera vuota da smascherare, e che i recinti e le anestesie bugiarde che mi sono state messe a “disposizione” non mi riguardano. Intuisco che quello che vedo non è reale, percepisco che sono vivo e che sono molto + grande di quello che mi dicono, molto di + di una matricola, di un consumatore, di uno studente, di un meccanismo nell’ingranaggio di un mondo stabilito da altri, e tutto quello che mi inducono a fare ha poco senso: in che direzione vanno le nostre vite? Probabilmente in una direzione del cazzo! In questa vita senza senso, rotolano verso il nulla! La retta, le lezioni, l’esame…ok, ok… ma la mia testa sul libro continua a pensare…e il mio cuore scrive nuove pagine, pagine oltraggiose e piene di domande, pagine che uniscono e non fogli che dividono, che mi separano da me stesso e da chi mi sta intorno…
Qualche volta scende la notte, improrogabile accecante e sterminata, allora I CORVI aprono le ali e cominciano a cantare: qualche volta vale la pena “vivere” e non semplicemente esistere…..
L’esercizio della non collaborazione è il nostro canto, il disincanto è la nostra risata, il vuoto di fronte alla violenza psicologica, economica e discriminatrice la nostra profezia, non vogliamo solo studiare e non vogliamo solo insegnare, vogliamo conoscere e vogliamo trasmettere, ma soprattutto vogliamo crescere e vogliamo cambiare, trasformare la realtà e non subirla, imparare a descriverla e interpretarla invece che “recitarla”. I corvi non vogliono capi, non hanno rappresentanti, non si sentono rappresentanti nè rappresentati da nessuno, poichè sono una sensibilità e uno stile di vita, e ridono di tutti coloro che ancora credono nell’autorità di chi giudica, nella solennità di chi declama, nell’intelligenza di chi decide, nell’imparzialità di chi spiega, nella buona fede di chi parla di “leggi ecomomiche”, nell’obiettività di un sistema sociale e culturale perfettibile ma non discutibile, in un “mondo – mercato” dove le persone e i popoli vengono trattati come oggetti, contenitori vuoti, consumatori, produttori, dove il diritto a vivere decorosamente e volumetricamente e ad interrogarsi sul significato della propria esistenza, viene convocato in teoria e tradito nella pratica. In una realtà che si presenta come ovvia, scontata, perpetua, immodificabile, “naturale”, cosa possiamo perdere? Le nostre catene! Nient’altro che le nostre catene! Voliamo alto! Sogniamo! Trattiamoci bene! Rispettiamoci! Organizziamoci! Complottiamo!Da veri disertori dell’infelicità ! Xchè quando ci riconosceremo, quando ci saremo tutti trovati, quando voleremo insieme, sperimenteremo la Forza ed entreremo come incubi notturni negli scaffali vuoti, sopra le opache scrivanie di questa povera gente che crede di “controllare”, questa povera gente, che crede di “prevedere”, così corta, così triste, così decadente, così miserabile!
Questo Manifesto è un atto di gioia, di speranza e di gratitudine che ogni corvo dedica ai suoi simili, siano essi insegnanti, studenti o gente di ogni luogo, è un omaggio, un regalo, un inno a tutti coloro che osano, che tremano, che tentano nuovi passi verso nuove liberazioni, che tentano nuove parole; questo manifesto è x tutti quei giganti nascosti dietro un’apparente e caleidoscopica fragilità , che tentano nuove risate, usano altre parole, azzardano nuovi concetti, si avventurano in nuovi gesti d’affetto, si arrischiano a sbagliare e a fallire xchè vogliono superare i limiti, la stasi, l’inerzia, il non senso, e il dolore,… e si agitano queste persone meravigliose, ah se si agitano! Arrossiscono, si mangiano le unghie, gli trema la voce, gli batte + forte il cuore, gli succedono tante cose, imprevisti, strani incontri, insolite situazioni, giacchè stanno spalancando nuove finestre, stanno ampliando il loro mondo interno, stanno dissestando le ultime certezze, dentro le “rapide” della storia umana. Scardiniamo i nostri pudori, spogliamoci dai sigilli dell’immaginazione, perchè sappiamo che non si può costruire quello che non si può immaginare! I corvi sono l’allegria, la denuncia, la ribellione, la disubbidienza, sono la comunicazione, la disinibizione. I corvi sono delle ali che si aprono, un petalo che si schiude, la garanzia della provvisorietà dei valori di questo momento storico, una valanga che travolge senza ferire, un vantaggio strategico insostituibile, la fragilità e il tremore di una nuova sfida. I corvi sono la sensualità e la spregiudicatezza del vivere, una carezza inesperta e rassicurante, la forza della luce che si fa spazio tra le fessure. Fate attenzione al volo dei corvi, fate molta attenzione a quello che dicono, xchè tra qualche anno saremo dappertutto.