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Bocche cucite per gli inviati dal fronte?

February 28th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

Lo scorso 17 novembre,su delega del parlamento,il Senato della Repubblica ha approvato una importante riforma che,se confermata anche alla Camera, in sostanza estendera’ il codice penale militare anche alle cosiddette”missioni di pace”. In virtu’di questa riforma,diventeranno operativi anche per le questioni relative al nostro contingente in Iraq,gli articoli 72 e 73 del codice,che puniscono severamente(da 2 a 20 anni!)chiunque “procuri notizie concernenti la forza,la preparazione,la difesa militare…e ogni altra notizia che,essendo stata negata,ha tuttavia carattere riservato”. In pratica il cronista accusato di uno di questi reati(formulati con termini spesso talmente generici da poter essere interpretati in maniera pericolosamente estensiva…), potra’essere condannato ad una gravissima misura penale(da scontare ovviamente in un carcere militare),dando cosi’alla magistratura militare un potere molto ampio se non addirittura arbitrario. àˆ di tutta evidenza quanto questo provvedimento possa trasformarsi in un facile strumento di autocensura per i giornalisti e gli inviati di guerra,come sottolinea il segretario della Federazione Nazionale della Stampa Italiana,Serventi Longhi.
Critiche alla riforma sono giunte dall’opposizione in parlamento,dai “movimenti” e da varie associazioni del volontariato e della cooperazione.
Gli orrori di questo confiitto,come le migliaia di vittime civili, le torture del carcere di Abu Ghraib, e il cruento assedio della roccaforte “ribelle” di Fallujah non possono che sottolineare il ruolo fondamentale ed insostituibile di una stampa vigile,libera ed attenta,di una cronaca capace di assumersi le responsabilita’ e gli oneri di una testimonianza quanto piu’fedele allo svolgersi dei fatti,nonostante le pressioni e i forti interessi politici ed economici in ballo.
Da questo punto di vista,la riforma in oggetto pare un lungo ed inquietante passo indietro,come a volere erigere una sorta di muro di gomma, a creare il vuoto “mediatico” attorno alla nostra missione in iraq, sulla quale sono gia’stati sollevati dubbi e pesanti interrogativi in merito soprattutto ai numerosi scontri a fuoco ai quali avrebbero preso parte i nostri connazionali.
Il provvedimento(forse non senza malizia…)e’stato discusso ed approvato in Senato proprio mentre tutti gli obiettivi e le attenzioni dei media erano puntate sull’ennesimo rimpasto di governo,e anche per questo motivo e’passato del tutto in secondo piano nel calderone delle notizie dei vari tg e delle testate piu’importanti. A questo punto,si puo’soltanto auspicare un ripensamento da parte della maggioranza di governo alla Camera,magari proprio sotto la spinta delle polemiche suscitate,oppure nell’abrogazione delle norme piu’apertamente obsolete e “liberticide” del codice penale militare. Altrimenti,vedremo volare via nell’indifferenza generale un altro “piccolo”pezzo di liberta’d'espressione,di speranza e di sogno. Qualcosa che forse nel nostro paese non siamo piu’abituati a difendere,una ricchezza per la quale non siamo forse piu’capaci di lottare.

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