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I cerchi di Rembrandt

February 28th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

E’ un ragazzaccio, e lo si vede. Figlio di un mugnaio di Leida, impara a leggere e scrivere in olandese e studia la Bibbia alla Scuola Latina ma i libri preferisce sistemarli in grembo a qualche anziana profetessa piuttosto che ordinatamente disposti in una libreria.
Poi ama molto travestirsi: accattone cisposo, cortigiano italiano o turco infedele, di volta in volta cambia viso ma non fisionomia, vanitoso come solo un giovane di vent’anni può esserlo. Eccolo allora fissarci dall’ombra indossando sopra l’abito una goletta pezzo di armatura con cui si identifica nei soldati delle Province Unite ribadendo con sguardo ardito la propria ambizione di pittore di grido appena approdato ad Amsterdam, la città  delle meraviglie. Pittore giovane e già  famoso, nell’estate del 1633 conosce una fiorida ragazza frisone, Saskia, che in breve diventerà  sua moglie e sarà  immortalata, svergognatamente seduta sulle gambe del pittore, in un’alcolica interpretazione de “Il figliol prodigo”…
Ma la scalata sociale di R. pare inarrestabile ed egli già  si immagina, ricoperto di velluti ed oro, simile a Rubens e Raffaello. Sono questi gli anni dei trionfi: la sua pittura diventa sempre più materica e densa, così adatta ad imprigionare la luce e restituirla ancora più scintillante; anni in cui nascono capolavori come “La Compagnia del Capitano Franz B. Cocq” ( detta”La ronda di notte”) o il doppio ritratto di Cornelis C. Anslo con la moglie…
L’ha dipinta, disegnata e incisa sorridente, docile, paziente o splendida. Nel 1641, R. disegna e incide Saskia ammalata: in poco meno di un anno morirà , consunta dalla tubercolosi, abbandonando lui e il figlioletto Titus.
Comincia così, a 35 anni, la solitudine di R. L’acquaforte in cui si ritrae mentre incide accanto alla finestra testimonia impietosamente il precoce declino fisico e psicologico di quell’ uomo, ormai sulla bocca di tutti a causa della sua scandalosa relazione con Gertije, la balia di Titus: i suoi occhi, acquosi e di una tenerezza infinita, dimostrano come egli si senta ormai al di fuori della morale comune, al limite della dissolutezza.
Mercanti e politici si allontanano dal suo studio e i suoi beni, per far fronte ai debiti, vanno all’asta per ben tre volte consecutivamente: la casa nella Breestraat viene spogliato di una favolosa collezione di statue, stoffe preziose, libri manoscritti e incisi oltre che tele di Giorgione, Palma il Vecchio, Raffaello, Van Eych, Rubens…
Il tracollo finanziario non gli impedisce tuttavia di specchiarsi nuovamente nella propria pittura, questa volta solo, sicuro, come seduto in trono e con la mano sinistra che tiene uno scettro: la fronte segnata da una profonda ruga centrale. L’ombra del Tempo che passa. Inizia allora una straordinaria serie di autoritratti, gli ultimi. Dipinge l’età  che gli gonfia il volto, lo fa sfiorire, lo riempie di rughe, lo rovina: il corpo già  possesso della bruttezza e del disfacimento che preparano per lunghi anni la fine della morte.

Poco importa, perchè i suoi ritratti non cercano la somiglianza ma sono tentativi di fare del proprio volto il mezzo per studiare un’espressione, un atteggiamento. Per indagare gli effetti del Tempo, la sua maestria nel plasmare la materia umana.
Con sguardo divertito e un sorriso complice, scruta al di là  della tela, immerso in un bagno di luce dorata: rovinato, incensato, respinto, sa di essere un grande artista.
Nessun ornamento, solo un mantello pesante, scuro. I capelli sono diventati bianchi, quasi si confondono con il berretto, inclinato sulla tempiafi Nella mano sinistra tiene una tavolozza con un mazzo di punte e di pennelli: l’ambizione di identificarsi con la pittura. Dietro di lui un impasto biancastro e lattiginoso su cui spiccano, tracciati con mano ancora ferma, alcuni cerchi. I cerchi del Tempo. “Ecco! Rimbomba. Prima un avvertimento, musicale; poi l’ora, irrevocabile. I plumbei cerchi si dissolvevano nell’aria.”

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