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Keith Haring

March 16th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

“Mi è sempre più chiaro che l’arte non è un’attività  elitaria riservata all’apprezzamento di pochi: l’arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare”

Keith Haring

Alla galleria ALA, in via Monte di Pietà , sino al 2 aprile, è possibile vedere una parte dell’ultima produzione di Haring, quella più colorata e irriverente: Haring negli anni ‘80 non è più un “graffittaro qualunque”ma un artista alla ribalta della cena internazionale, promosso dallo stesso Andy Warhol. La sua filosofia d’arte, seguita da milioni di discepoli, iniziò a diffondersi a New York negli anni ‘70, dove esiste una vasta frangia di cittadini a cui le pari opportunità  spesso non si presentano e le disuguaglianze sociali si riflettono in voglia di esprimersi.
Cavalcando l’onda di queste emozioni, inizia la sua ascesa, disegnando illegalmente sui manifesti pubblicitari del metrò e il resto è storia che tutti conoscono o potranno approfondire meglio l’argomento visitando la mostra. Ma L’Italia? E Milano? Abbiamo incontrato un nuovo artista, Frode, che ha iniziato anche lui sui muri di periferia. Come hai iniziato a“scrivere”sui muri e dove ti ha portato? All’età  di 13 anni, ultimo anno di scuole medie, studente di pianoforte da 8 e solida famiglia alle spalle, comincio, camminando tra le vie della Barona di pomeriggio, a rendermi conto che le vie attorno a casa sono marchiate da firme per lo più illeggibili, fatte da chi sa chi. Nel silenzio dei miei studi, però incomincio a ripensar a quelle firme di cui non ero ancora riuscito a trovar una solida motivazione. Non sembravano dir nulla? Oppure dicevano tanto? Eppure se la felicità  s’intravede in tenui bagliori.. Così l’idea di trovarmi una firma ed uscire di casa senza le solite mete mi riempiva di energia. Altri ragazzi alla fine del 93 dipingevano sotto al ponte di Giambellino, non esitai dopo averli a più riprese scorti nei pomeriggi d’inverno dipingere a chiedere chi fossero… Non fu una bella esperienza, fui trattato non propriamente bene e da allora cercai degli amici con cui metter su una crew, ossia un gruppo con lo scopo comune di far conoscer il nostro nome in giro, da lì in poi il resto è sui muri… Dalla prima firma con la bomboletta in periferia, al primo inseguimento con la polizia, all’end to end (vagone dipinto dall’inizio alla fine) F.S., al primo lavoro legale sul muro di una concessionaria, che fruttò 1.500.000 vecchie lire ai miei soli 16 anni: incredibile ma vero, potei così comprarmi tutti i colori che volevo. Era lo spirito dell’adolescenza che s’inebriava dei gas di una bomboletta, ma non solo.. Tanti miei amici così come cominciarono, smisero. Ribellione, Evasione, Tedio? Cosa c’era dietro a quella voglia di evolvere lo stile e, soprattutto, dov’è veramente questo riscatto sociale che dà  origine ad un fenomeno talmente vasto? Guarda oggi (26 febbraio 2005) mentre finisco il progetto per la “diesel wall”, ho già  buttato giù dei bozzetti per Armani. Sono in contatto con una galleria di Bruxelles, interessata ai miei quadri, senza dimenticarsi che la murata contro la guerra, sul campo da calcio dell’oratorio mi sta aspettando.. Inoltre devo pure scattare le foto per il pezzo contro la ESSO; oggi le mie capacità  sono diventate fedeli servitrici delle mie aspirazioni e compagne di lotte sociali a cui partecipo con cuore. Ok, ma la maggior parte della gente lo ritiene puro vandalismo, soprattutto le scritte e penso che in diversi casi non abbia torto Ti vorrei far sentire il cuore, che batte in quei ragazzini che fanno quelle cose. E’ lo stesso di questo artista emergente, a cui la società  sembra voler aprire le prime porte. Vedi dietro quel vandalismo c’è tutta la genuinità  della forza rivoluzionaria di un’ idea :evolver un proprio stile attorno alla parola! Il nome di un individuo spesso rimane indissolubilmente legato agli atti da questo compiuti ma non solo: è la continua espressione in vita, e forse dopo, del suo esser sempre in evoluzione e cambiamento, in aspettativa. Ed in quel modo la firma per un writer è il suo esser dinamico in evoluzione, sociale e antisociale, legale o illegale, in pace o in guerra. Ma.. rovinare la proprietà  degli altri .. non si può trovare un compromesso? Il senso del comune mi dice che e’ sbagliato rovinare la cosa d’altri, ma la mia coscienza mi dice pure che non e’ giusto creder a chi ti sforna ‘ideologie impacchettate’ e se da un lato commandi di ragazzi devastano la nostra città , dall’altro le politiche sociali della privatizzazione bersagliano i loro nuovi nemici, subentra cosi la condanna penale e le maniere forti. Strano ma il risultato e’ che le misure di Albertini non hanno fatto che aumentar il numero di writer a Milano: sarà  che lo stratagemma elettorale del sindaco non abbia funzionato? Non intendo spostare l’ago della bilancia, ho presentato solo un’occhiata reale su fatti concreti, e ho visto che quando due persone fanno la stessa cosa non è la stessa cosa; e se per dire la mia io scrivo su di un muro,tu vota pure per un politico, ma se l’ accordo è lo stratagemma base del convivere, allora facciamo che io non scrivo sui muri ma produco arte. E tu non puntare l’indice, o la penna, per dettare ragioni, ma cerca di riconoscer l’arte per quel che è, nella tua vita. Non solo nel sublime quartetto d’archi della Scala, ma anche sugli squallidi muri di periferia perchè sono sempre manifestazioni alte dello spirito umano.
Per saperne di più visita www.frode2005.it

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