A volte la diffidenza è una gran brutta abitudine,un vizio che puo’
renderci inesorabilmente prevenuti e parziali. Sì,questi Bloc Party
rischiavano di esserci antipatici ancora prima di pubblicare questo album
d’esordio, dato il consueto martellamento e l’attesa spasmodica di “certa” stampa
inglese ( trendy e umorale a tutti i costi) alla disperata ricerca
dell’ennesima “sensazione”del pop britannico. E di certo non contribuiva a
migliorare la posizione dei nostri la serie di influenze orgogliosamente esibite
(la new wave,il pop degli anni’80 e l’indie dei primi anni’90…ovvero i
suoni piu’”abusati”del momento) e di amicizie importanti,dai Franz
Ferdinand(che li hanno scoperti tramite un demo,e hanno permesso loro di
uscire dal garage per suonare nei primi pub di Londra),agli Interpol
(che li hanno voluti con sè in giro per l’Europa) ulteriori indizi del loro ruolo di
predestinati al successo, al posto giusto nel momento giusto e col
pedigree in regola.
Lo stesso ruolo che negli ultimi anni è stato abilmente ricoperto da
band come The Libertines, Starsailor, The Strokes, The Music, che pur con
esiti artistici assolutamente divergenti, si sono in ogni caso imposti sul
mercato grazie al “tornado” mediatico che ha preceduto di molti mesi l’uscita
dell’album di debutto.
Dopo il fortunatissimo Ep dell’anno scorso è finalmente giunto il momento di
infilare nel lettore questo “Silent alarm”,che davvero non farà fatica a
diventare un ascolto imprescindibile.
In questi solchi non c’e'alcuna intenzione di risultare innovativi a
tutti i costi od appariscenti, ma risalta una incontenibile foga punk,
una trascinante verve melodica e “catchy”,canzoni che puntano alla gola
ed al cuore,tolgono il fiato per poi farti respirare più forte pochi
secondi dopo.
Pur dedicandosi a sonorità dirette e per niente artefatte,dimostrano
una eccellente capacità di arrangiare pezzi,che dunque, mostrano
particolari sempre nuovi all’ascolto:ora una sotterranea linea di basso,ora
quel fruscio disturbante in sottofondo,più spesso l’impasto,il suono di
insieme sempre ricco e deragliante dei nostri,dotati di una tecnica di
base più che buona. Non può non essere sottolineata l’ottima prova del
batterista Matt Tong,che si diletta spesso in inaspettati quanto gustosi
cambi di tempo e di direzione(cosa piuttosto curiosa per questo filone
musicale,dove il ruolo del drummer è spesso confinato all’ essenziale,se
non del tutto defilato …),assecondato prontamente dal resto della band.
“Helicopter” e “Like eating glass” si candidano a singoli dell’anno per
via di una spudorata immediatezza che non fa prigionieri,un disperato
rincorrersi di legni e metallo e una voce come dalla luna. I nostri si
dimostrano capaci di tessere trame fitte e tenebrose,come quelle di
“She’s hearing voices”, dove non si tarda a riconoscere lo
spettro di certi Joy Division, o la cantilena nostalgica di “This modern
love”. In questi ultimi frangenti soprattutto, spicca per duttilità la
voce di Kele Okereke, un Roberth Smith dei Cure dal cuore caldo e
sprizzante “soul”,capace di sfumature davvero insolite e per
inciso, piacevolissime.
“Luno” ha bisogno di essere frequentata spesso per lasciare scorgere
particolari preziosi, mentre “Banquet” ha unghie affilitassime e colorate.
Non si possono fare previsioni affrettate. Potrebbero durare una
unica,splendida stagione o lasciarci altre pepite incandescenti negli anni a
venire. Per una volta almeno, tanto clamore non si conclude con il
consueto buco nell’acqua, ma sposta le luci dei riflettori su di una
realtà solida e meritevole.
Per ora ci sono 13 portate leggere e deliziose ad aspettarci….
“Silent Alarm” – Bloc Party
April 15th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized
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