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P2P – I dettagli del caso Cucciolandia

July 4th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

L’azione della procura di Sulmona contro una rete di server casalinghi Assalto a Cucciolandia, regno del file sharing. Non sono un gruppo di animalisti radicali nè una gang, ma una rete di server condivisi per il downloading di file musicali. Che la polizia ha preso di mira tra lo sconcerto generale. I retroscena della prima operazione contro il peer to peer, dopo la finta depenalizzazione del governo
FRANCESCA BRIA
ALESSANDRO MANTOVANIUn notevole battage mediatico del Viminale, lo scorso 6 giugno, ha
annunciato «l’operazione più importante mai condotta in Italia contro
le violazioni delle leggi sul diritto d’autore», lo «smantellamento di
un’organizzazione criminale» dedita allo «scambio illecito di file
musicali, cinematografici e programmi per computer basato sul peer to
peer, cioè sulla possibilità  di utilizzare programmi che consentono a
due o più utenti connessi in Internet di scambiarsi file
gratuitamente». Il comunicato apparso su www.poliziadistato.it si
riferiva alle 55 perquisizioni della polizia postale e delle
comunicazioni (Polpost) a carico di gestori e utenti del sito
www.cucciolandia.org, indagati per la prima volta per associazione a
delinquere finalizzata alla violazione del copyright. Cucciolandia non
è un gruppo di animalisti radicali e nemmeno una «gang», come invece
l’ha definita il tg di Studioaperto. àˆ una rete di sette server basati
su protocollo OpenNap, la prima forma di condivisione di file a
sorgente aperto programmata analizzando il funzionamento di Napster,
accessibile tramite software come WinMx o Lopster. Sono server
casalinghi dei quali in Italia, dal `99, ci fu un vero e proprio boom.
àˆ nata tre anni fa per condividere materiale in rete files, musica,
films, software e giochi per iniziativa di ragazzi che gestivano una
chat e amavano smodatamente i cuccioli, tanto da chiamare ogni server
con il nome della razza canina preferita: dobermann, pastore tedesco,
chiwawa, eccetera. Alcuni gestori, contattati dal manifesto, hanno
spiegato che lo scambio di file, sui loro server, è disattivato dal
febbraio 2004. Decideranno i giudici e non sarà  una cosa breve.

Operazione «pastore abruzzese»

L’operazione «pastore abruzzese», disposta dalla procura di Sulmona
(L’Aquila), è stata eseguita il 30 maggio ma è venuta fuori, guarda un
po’, solo alla vigilia della Giornata mondiale della proprietà 
intellettuale e del relativo convegno che ha riunito, martedì 7
all’istituto San Michele di Roma, ministri del calibro di Buttiglione,
Landolfi, Stanca e l’indimenticabile Scajola, con i responsabili della
Siae e della Fpm (federazione contro la pirateria), il vicecapo della
polizia prefetto De Sena e generali dei carabinieri e della finanza.

Non è stato un gran trionfo. Solo la Fimi, l’organizzazione delle case
discografiche autrice della segnalazione all’origine dell’inchiesta di
Sulmona, ha pubblicamente applaudito. I ministri l’hanno presa alla
lontana, sfuggendo alle polemiche già  montavano dalla rete ai banchi
parlamentari: «Ma che fanno? Perquisiscono i ragazzini che scaricano
film e canzoni da internet?». Questo si leggeva sul web, nei forum e
nelle chat animate dagli stessi perquisiti di Cucciolandia o da chi
teme di fare la stessa fine. E questo si diceva nei corridoi, a
Montecitorio come al San Michele. C’è aria di pesante
criminalizzazione verso pratiche ormai familiari a milioni di persone,
come il peer to peer e altri sistemi di condivisione in rete. Così,
nel silenzio ipocrita dei ministri, è toccato al questore Domenico
Vulpiani, direttore della Polpost, rispondere che «no, per carità ,
altrimenti finiremmo per dover arrestare anche i nostri figli. Nelle
perquisizioni – ha segnalato Vulpiani – abbiamo trovato apparecchi di
duplicazione. La legge ci dà  un discrimine preciso: c’è fattispecie
penale laddove si riscontra lo scopo di lucro, se non c’è scopo di
lucro c’è solo la sanzione amministrativa».

Insomma sembra ragionevole, se manca lo scopo di lucro niente polizia,
niente perquisizioni, niente associazione a delinquere. Lo ripete da
settimane anche Fiorello Cortiana, senatore verde e presidente del
comitato parlamentare per l’innovazione tecnologica, sostenitore delle
battaglie di libertà  sul web ma soprattutto estensore di alcune delle
ultime modifiche (legge 43 del 2005) alla vecchia legge 633 del `41
sul diritto d’autore, che hanno attenuato la portata repressiva del
decreto dell’ex ministro Giuliano Urbani, oggi consigliere Rai
(d.l.72/2004 convertito in l.128/2004).

In effetti l’articolo 174 quater, che esclude finalità  di profitto o
lucro, punisce con la semplice sanzione amministrativa di 154 euro
(fino a 1032 per diverse violazioni, più eventuali confische e la
pubblicazione dei provvedimenti) chiunque «abusivamente utilizza,
anche via etere o via cavo, duplica o riproduce opere o materiali
protetti», dunque il singolo utente che scarica il film per vederlo o
la musica per ascoltarla. Ma poco più su l’articolo 171, che pure
esclude eventuali scopi di lucro o di profitto, prevede sanzioni
penali per chi, oltre a scaricare dalla rete, partecipa ad attività  di
scambio: «Chiunque mette a disposizione del pubblico, immettendola in
un sistema di reti telematiche, mediante connessioni di qualsiasi
genere, opere protette da copyright, è punito con una multa da 51 a
2065 euro». Grazie a un emendamento di Cortiana e altri, prima
dell’emissione del decreto penale di condanna o dell’apertura del
dibattimento, oggi si può evitare il processo ed estinguere il reato
pagando una somma pari alla metà  del massimo previsto. Si rimane però
in campo penale e poichè il nuovo articolo 171 esiste solo dal 1°
aprile non si sa ancora, per esempio, se si potranno accumulare
infinite sanzioni, una per ogni file protetto scambiato, o se sarà 
applicato il massimo di tre che vige per le sanzioni amministrative.
Fa una bella differenza per coloro che sono accusati, nel caso
Cucciolandia, di aver condiviso migliaia di file protetti.

Nessun file share dal 2004

Di queste due norme sulle violazioni senza lucro, ad ogni buon conto,
non c’è traccia nel fascicolo del procuratore di Sulmona Giovanni
Melogli. L’associazione a delinquere «smantellata» sarebbe infatti
finalizzata ai più gravi reati di cui agli articoli 171 bis e 171 ter
della legge autore: il primo punisce la duplicazione, importazione,
distribuzione e vendita di software protetti da copyrigt e l’eventuale
possesso di programmi che permettono il loro «crackaggio», richiede un
generico fine «di trarne profitto» e prevede da sei mesi a tre anni di
reclusione più la multa da 2.682 a 15.493 euro; il secondo commina le
stesse pene per il traffico di musica, film o libri e richiede la
specifica finalità  Â«di lucro», ma la cassazione ha già  stabilito che
il possesso di 50 copie della stessa opera fa venir meno l’onere di
dimostrare il lucro.

Contro gli indagati di Cucciolandia non ci sono specifici indizi di
attività  come la duplicazione e la rivendita di opere protette. Anzi
«nelle precedenti indagini sui dvd e cd pirata che si vendono in giro
- spiega un investigatore abruzzese – non abbiamo quasi mai
riscontrato contatti tra chi scarica dalla rete e chi produce falsi su
scala più o meno industriale». Al massimo c’è qualche sospetto perchè,
durante le perquisizioni, a qualcuno è stato trovato più di un
masterizzatore e una gran quantità  di cd e dvd vergini. «Non si può
credere – osserva un investigatore – che abbiano speso soldi senza
guadagnarci». E’ un tipico ragionamento da poliziotti e loro lo sanno:
«L’ipotesi dell’associazione a delinquere non poggia sul lucro -
spiegano – ma sull’organizzazione che serviva a violare il diritto
d’autore».

Per ora la Polpost, nell’informativa datata 7 maggio, ha attribuito un
ruolo «organizzativo» ai gestori dei server e agli utenti in possesso
di oltre 13 mila file condivisi. Secondo l’informativa le
intercettazioni autorizzate su cinque dei sette server, tra marzo e
aprile, hanno registrato migliaia di scambi in poche ore, dai Guns’N
Roses al gioco del calcio per la playstation. Gli investigatori,
moltiplicando quei dati per i prezzi medi delle opere, scrivono di
danni all’industria, all’erario e alla Siae per 35 mila euro l’ora. E
su questa base hanno chiesto non solo le perquisizioni ma l’arresto
dei cinque gestori dei server intercettati. Per fortuna non hanno
convinto la procura. Un gestore indagato nega decisamente: «Lo share
su Cucciolandia è chiuso dal febbraio 2004, da prima della legge
Urbani. Basta collegarsi a WinMx per verificare: 0 files condivisi».
Per i poliziotti «sono trucchi». Un altro indagato rivendica: «Non mi
sento criminale in quanto faccio una cosa in cui credo e che ritengo
giusta, in quanto condivido, scarico e promuovo l’utilizzo legale del
p2p e l’utilizzo di nuove licenze». I giudici stabiliranno se sono
avvenuti scambi illeciti e se risultano coinvolti i server oltre ai
soli utenti direttamente impegnati. Il reato associativo passa da lì e
peraltro ci richiede almeno tre persone.

11mila denunce in tutto il mondo

Secondo la Ifpi, l’associazione delle industrie musicali, nel mondo
sono più di 11 mila le denunce contro utenti di sistemi file sharing -
molte riconducibili ai discografici americani (Riaa) e agli studios di
Hollywood (Mpaa) – di cui centinaia contro utenti europei. In Italia
l’ultima ondata di azioni legali contro il p2p risale ad aprile,
quando le 1400 le case discografiche dell’Ifpi hanno denunciato 963
persone nel mondo e tra queste 26 utenti italiani dei sistemi di file
sharing più noti (Kazaa, e-Donkey, eMule, WinMX, BitTorrent) e gestori
di server OpenNap. E in Italia a marzo e a ottobre 2004 erano stati
denunciati altri 37 utenti.

Il battage mediatico del 6 e 7 giugno ha recapitato anche all’ultimo
ragazzino che scarica musica su internet il messaggio che sta a cuore
all’industria discografica: il peer to peer è un reato grave e
conviene starne fuori, altrimenti arriva la polizia e porta via
computer, masterizzatori e dischetti. Ma non sarà  così facile.
Cucciolandia è stata presa di mira dopo accurata selezione della
Polpost, altre reti si rivelano meno vulnerabili perchè tengono i
server all’estero o si proteggono dalle intercettazioni con sistemi di
criptazione.

BOX
Un banco di prova per la legge Urbani
Hanno tra i 25 e i 35 anni gran parte dei 55 gestori e utenti di
www.cucciolandia.org perquisiti il 30 maggio e nei giorni seguenti per
ordine del procuratore di Sulmona (L’Aquila), Giovanni Melogli. Alcuni
di loro sono stati inquisiti insieme ai genitori e ai datori di lavoro
titolari delle linee telefoniche sulle quali, secondo gli
investigatori, avveniva lo scambio di musica e film protetti dal
diritto d’autore. «Hanno provocato danni all’industria, alla Siae e
all’erario per 35 mila euro l’ora, sono stati identificati 100 mila
utenti», dice la Polizia postale e delle telcomunicazioni (Polpost)
che giva su delega della procura abruzzese. Le perquisizioni sono
state eseguite il 30 maggio e nei giorni seguenti in Abruzzo,
Lombardia, Lazio, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Campania
e Veneto. Gli uomini della Polpost hanno sequestrato computer e
materiale informatico: circa ottomila Cd-rom, seicento Dvd e
altrettanti supporti alternativi, 35 masterizzatori e poco altro.

Per la prima volta è stata contestata l’associazione a delinquere
finalizzata alla violazione del copyright, articoli 171 bis e 171 ter
della legge sul diritto d’autore n° 633 del 1941 e successive
modifiche. E’ il banco di prova per la legge Urbani del 2004 che ha
inasprito le pene per le violazioni commesse su internet, la cui
portata è stata attenuata quest’anno con la legge 43 del 2005. Ma una
vera depenalizzazione è ancora lontana.

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