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TCPA, cresce la voglia di battersi

September 12th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

In questi giorni si moltiplicano le chiamate alle… armi della comunicazione. Per contrastare il computing blindato c’è chi vuole organizzare anche in Italia un movimento di… resistenzaRoma – La questione è notissima ma soltanto in questi mesi, con la complicità  di nuovi annunci da parte dei principali player dell’ICT internazionale, sta assumendo uno spessore che preoccupa molti: è l’avanzata delle tecnologie di protezione dei contenuti e di sicurezza, sistemi che in tanti ritengono siano destinati a sottrarre progressivamente libertà  agli utenti di reti e computer. Contro tutto questo c’è ora chi propone di organizzare una forma di… resistenza.

Ad essere presa di mira è l’alleanza per il cosiddetto Trusted Computing, un’architettura hardware e software
pensata per blindare in nome della sicurezza le funzionalità  di
personal computer e sistemi operativi, frutto di un’alleanza tra tutti i più grandi nomi del settore:
dai grandi produttori di microprocessori fino alle maggiori imprese del
software, molte delle quali anche legate saldamente all’open source,
sono pochi e sempre di meno i grandi calibri che si tengono lontani dal
Trusted Computing Group, l’alleanza dei cui scopi in tanti ora dubitano.

Se attività  come quella di Electronic Frontier Foundation sulle tecnologie DRM mettono in luce le crescenti difficoltà  degli utenti nella fruizione dei contenuti, l’idea di chi si oppone al rusted Computing è più radicata: si ritiene infatti che questi sistemi sottraggano controllo all’utente impedendo a quest’ultimo di decidere in toto funzionalità  e caratteristiche dei sistemi che acquista.

Per organizzare anche in Italia una forma di resistenza, nei giorni scorsi è stata annunciata una mailing list dedicata che spiega: “Il Trusted Computing Group (TCG) è un alleanza di Microsoft, Intel, IBM, HP ed AMD per promuovere computer più sicuri. La loro definizione di sicurezza è controversa; macchine costruite rispettando le loro specifiche saranno più fidate dal punto di vista dei venditori di software e di contenuti, ma lo
sarebbero meno dal punto di vista dei proprietari dei computer stessi.
A tutti gli effetti, le specifiche TCG, trasferiranno il controllo
definitivo del tuo computer da te stesso a chiunque abbia scritto il
software che utilizzi”.

La questione, come si vede, è delicatissima. Sull’argomento è anche attivo un wiki noTCPA
e c’è chi propone su irc.freenode.net il canale chat #no-tcpa. Tutto
questo è un impulso che si collega a sforzi internazionali già  in
corso, come quelli di AgainstTCPA (sull’argomento vedi anche il recente editoriale di Marco Calamari su PI: Punta su Cassandra Crossing il treno TCPA/Palladium).

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