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Storie di pirati e liberta’

October 6th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

Elogio della Pirateria: questo il titolo dell’ultima lucidissima fatica di Carlo Gubitosa, un’analisi a tratti provocatoria delle gesta dei corsari digitali e non, da quelli del cinema a quelli dell’etere. PI lo ha intervistatoRoma – “Ogni stagione ha le sue religioni e spesso sono gli eretici
a strattonare la civiltà  per costringerla a compiere un salto in
avanti. Basta pensare a “delinquenti” come Gesù, Socrate e Galileo
Galilei, tutti e tre processati: Gesù ha liberato lo spirito, Socrate
l’intelletto e Galileo la scienza. Oggi bisogna chiedersi chi sta
provando a liberare l’informazione e la cultura”.

Così scrive Carlo Gubitosa in uno dei primi passaggi dell’Elogio della Pirateria.
Il giornalista tarantino, da sempre impegnato in rete, autore di altri
importanti volumi e riferimento della celebre associazione Peacelink,
è tornato da qualche settimana in libreria con quello che egli stesso
definisce “un manifesto di ribellione creativa”. Ma per i più pigri c’è
anche la possibilità  di scaricare il libro, nella sua versione non
definitiva, via Internet:
il volume è stato rilasciato con una licenza Creative Commons e
pertanto può essere liberamente riprodotto e distribuito, purchè ad uso
privato e senza fini commerciali. E proprio attorno a questa scelta si
è scatenato un acceso dibattito sulla lista Cyber-rights.

Punto Informatico: Gubitosa, chi sono i pirati contemporanei?
Carlo
Gubitosa: Sono tutti coloro che godono di un largo consenso popolare
per le loro battaglie di libertà  e per questo diventano un bersaglio
per le azioni repressive delle strutture di potere. Nel libro ho
raccolto storie di “eretici postmoderni” che osano sfidare le
tecno-religioni del dio profitto, ribelli che vogliono recuperare il
senso più pieno di parole come arte, condivisione, conoscenza e
bellezza, prima che vengano rinchiuse nelle gabbie di chi vuole
trasformare ogni sinfonia in una suoneria da scaricare a pagamento sul
telefonino.

la copertina del libroPI:
Dunque questi pirati somigliano più alle figure eroiche rappresentate
nei cartoni animati, che ai delinquenti descritti nei libri di storia?

CG:
La pirateria moderna ci racconta storie di passione e libertà , sfide
impossibili raccolte e trasformate in realtà  da donne e uomini liberi
che vogliono riscrivere le regole del sistema. Il copyright, le grandi
case discografiche, le major, la Siae, la Microsoft e tutti i governi
non sono riusciti ad imbrigliare il genio creativo dei corsari di ieri
e di oggi. Grazie a loro, il futuro sarà  forse più disordinato, ma
sicuramente molto meno noioso.

PI: Nella prefazione al
libro, Paolo Attivissimo scrive che “chi ha paura di aggiornarsi…farà 
la fine di William Preece, il capo delle poste britanniche che, a
proposito della nuova tecnologia, dichiarava nel 1876: “Gli americani
hanno bisogno del telefono, noi (inglesi) abbiamo fattorini in
abbondanza”. Ci sono William Preece in giro anche oggi?

CG:
Giudicata con il senno di poi questa affermazione ci sembra folle, ma
c’è ancora chi pensa che nel terzo millennio possano essere applicati
gli stessi modelli di economia della cultura adottati nel secolo
scorso, chi pensa che le idee, la cultura e la musica si possano ancora
vendere come si vendono le mele e le patate, chi si ostina a ingabbiare
la tecnologia.

PI: Come?
CG: Penso al Wi-Fi
e a chi vuole impedirne il libero utilizzo da parte dei cittadini dando
“in ostaggio” questa tecnologia ai provider e alle grandi aziende,
proprio mentre nel Sud del mondo il Wi-Fi viene usato da liberi
cittadini per abbattere il digital-divide.

PI: Non temi
che leggendo le tesi esposte nel libro, ad esempio l’inno alla
comunicazione pirata e quello alla videopirateria, qualcuno ti accusi
di fare apologia di reati?

CG: Questa possibilità  esiste,
così come è possibile che qualcuno veda il mio libro come un
combustibile per il camino o un supporto da mettere sotto le gambe del
tavolo per non farlo traballare. Non sono spaventato per quello che mi
potrà  accadere se qualcuno deciderà  di sporgere denuncia, mi spaventa
molto di più l’idea di vivere in un Paese dove un elogio della libertà 
può essere considerato un atto criminale.

PI: Ammesso
che la pirateria sia un atto di liberà , come garantire che gli autori
si vedano riconosciuto il giusto diritto alla retribuzione?

CG:
Questo è un problema molto scottante, che avevo deciso di risolvere con
un compromesso, ritardando leggermente l’uscita della versione
elettronica del libro rispetto a quella cartacea. Ma per ironia della
sorte il libro è stato “piratato” e una delle bozze che avevo inviato a
una manciata di contatti per avere il loro parere è stata pubblicata
online.
Questo libro è come un figlio uscito di casa molto presto
e che ormai vive una vita propria, anche se i genitori avrebbero voluto
ritardare un po’ la sua emancipazione. Ma questo non mi spaventa, anche
perchè i veri guadagni di un libro non sono legati alle vendite, ma a
una serie di attività  collaterali che lo scrittore realizza proprio per
aver scritto quel libro.

PI: Quindi come pensi di ottenere un compenso per il tuo lavoro?
CG:
Posso farlo creando un canale di fiducia tra me e le persone che
leggono i miei scritti. àˆ questa fiducia che spinge le persone a
comprare il mio libro anche se possono leggerlo online, le associazioni
a invitarmi per incontri e dibattiti, le riviste a commissionarmi
articoli. C’è un tacito accordo tra me e i miei lettori: io farò la mia
parte e rimarrò sempre indipendente. Voi fate la vostra parte, leggete
ciò che scrivo e fatelo circolare. In questo modo mi salverete dalla
tentazione di vendere l’anima al diavolo.

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