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2005, fuga da Microsoft

October 12th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

Esodo di cervelli. Burocrazia soffocante. Nervosismo ai vertici. Il colosso di Gates è in crisi. E c’è chi dice che rischia l’estinzione
Centinaia di importanti ricercatori che se ne vanno. Il presidente Steve Ballmer che lancia sedie contro i ‘traditori’. Molti analisti che vedono nero. Possibile che in un’azienda come Microsoft, che l’anno scorso ha macinato 12,3 miliardi di dollari di profitti (e l’anno prossimo supererà  i 13 miliardi) ci sia aria di crisi? “Oggi l’azienda di Bill Gates ricorda l’Ibm della seconda metà  degli anni Ottanta”, dice Michael Cusumano, professore alla Sloan School of Management del Mit di Boston. Allora l’Ibm sottovalutò la rivoluzione del pc: capì troppo tardi che il suo strapotere nei grandi calcolatori sarebbe presto stato vanificato dall’emergere dei personal computer. Impiegò anni per riprendersi e trovare una nuova strategia.

Oggi un analogo ribaltone potrebbe essere dietro l’angolo per Microsoft: il suo monopolio nei pc appare più fragile di ieri in un ambiente dove il centro del mondo non è più il computer, ma Internet. Il settimanale ‘Business Week’ ha rivelato che qualche mese fa due giovani ricercatori della Microsoft, Kentaro Toyama e Sean Blagsvedt, hanno inviato un memo a Bill Gates invitandolo a cambiare rotta: “Tutti ormai capiscono quanto sia imminente la crisi”, affermano i due, suggerendo “dieci pazze idee per scuotere la Microsoft” dall’immobilismo. I due sono convinti che Microsoft non possieda gli anticorpi in grado di rivelare le tempeste in arrivo e quindi non sappia prendere le radicali contromisure necessarie per la difesa. In particolare non riesca a far rifiorire la creatività  interna e battere una soffocante burocrazia.
Sicchè propongono addirittura una ‘polizia interna anti-burocrati’.

Ma Toyama e Blagsvedt non sono gli unici a lanciare fulmini contro Gates. Su Internet centinaia di siti e blog fanno a gara nell’elencare le recenti battute d’arresto del colosso di Redmond e discutere, in un clima da tifoseria calcistica, sulle strategie alternative possibili.
Microsoft viene accusata di avere perso la carica innovativa, di non essere più il sogno segreto dei giovani che escono dall’università , di avere una strategia datata e troppo legata alla centralità  del pc. Oltre la metà  delle risorse dell’azienda sono impegnate a creare nuove versioni di Windows e di Office, i due monopoli che garantiscono i profitti, o a tamponare le falle delle vecchie versioni, che ogni giorno vengono attaccate dagli hacker.

Cusumano spiega che parte dei problemi di Microsoft è stata provocata dalle sentenze dei processi antitrust che ormai negano il diritto di aggiungere al sistema operativo nuovi prodotti, per esempio Media Player, il software per ascoltare musica. Così Microsoft sta progettando una nuova versione di Windows dove tutte le funzioni siano integrate insieme, e quindi non più separabili. Ciò ha reso necessario far collaborare gruppi di lavoro fino a ieri separati, riunificando l’attività  di migliaia di ingegneri per la produzione di un colossale software che ormai conta 60 milioni di linee di codice. Un’impresa titanica dove tutto è interconnesso e tutto procede con esasperante lentezza. Anche per questa ragione la nuova versione di Windows, battezzata Vista, non arriverà  prima della fine del 2006, cinque anni dopo l’uscita di Windows XP. Molte delle novità  previste sono state cancellate, e altre sono state già  lanciate da aziende più agili, che fino a ieri non venivano nemmeno citate nell’elenco dei concorrenti, e ora tolgono spazio a Microsoft non solo nella popolarità  su Internet, ma anche nella produzione di software. Si tratta di società  come Google, Yahoo!, Skype, solo per citarne alcune.

I più severi dei critici dicono che Microsoft ormai non fa più
innovazione, ma solo manutenzione di Windows, e che la creatività  si è spostata altrove. E in effetti nessuna delle novità  più importanti che negli ultimi anni hanno scosso il mondo dell’informatica è uscita dal campus di Redmond. àˆ stata Skype, con i suoi centri di ricerca in Lettonia, a lanciare il popolarissimo programma che consente di chiacchierare gratis sul Web e sta mettendo in crisi le società  di telecomunicazioni. Ed è stata Google a diffondere un software per fare ricerche sui singoli computer, battendo sul tempo Microsoft.

Google è la vera spina nel fianco di Gates. Dopo il successo di Google Earth (vedi ‘L’espresso’ n. 39) e di Google Talk (per chiacchierare sul Web), anche altre piccole innovazioni stanno facendo furore: per esempio un sistema che consente di tradurre istantaneamente in un’altra lingua ogni parola incontrata su Internet, puntando semplicemente il mouse. Persino nel settore dei browser, che sembrava monopolizzato, Microsoft è stata messa sotto scacco da una piccola azienda come Mozilla, che con Firefox sta sbaragliando Explorer. Di fronte a questa esplosione di creatività  nelle aziende di Internet, da Microsoft è cominciata la fuga dei cervelli. Nell’ultimo anno oltre 200 ricercatori e manager eccellenti hanno presentato la lettera di dimissioni. Se n’è andato Lenn Pryor, uno dei direttori della ricerca su Windows, che ha accettato una proposta di Skype. Si sono dimessi Joe Beda e Gary Burd, emigrati a San Francisco per occuparsi di Google Talk. E davanti a
questa processione di addii, il presidente Steve Ballmer, noto per il
suo carattere bollente, ha cominciato a perdere la pazienza. Le
versioni sul suo comportamento divergono. Sarà  vero, per esempio, che
ha tirato una sedia addosso a Mark Lucovsky, stella di prima grandezza
del software, quando ha appreso che questi si era licenziato per
passare a Google? Ballmer assicura che si tratta di un’esagerazione. Ma
Lukovsky lo ha scritto nero su bianco in una dichiarazione giurata al
giudice. E ha aggiunto che in quell’occasione Ballmer si è messo a
urlare volgarità  di ogni genere. Per esempio: “Eric Schmidt (presidente
di Google, ndr) è un fottuto frocio. Lo sotterrerò, quel bastardo. E
ucciderò Google”. Non contento, sul suo blog Lukovsky ha infierito
così: “Fino a ieri pensavo che Microsoft, dove ho lavorato per 16 anni,
fosse in grado di produrre e distribuire del buon software. Oggi mi
chiedo se sia ancora capace”.

Ma forse il nome più prestigioso
a lasciare l’azienda di Redmond è stato l’ex vicepresidente Kai-Fu Lee,
esperto mondiale di riconoscimento automatico del linguaggio parlato,
anch’egli passato a Google. Quando si è trovato davanti al giudice che
doveva decidere sui termini del diritto di esclusiva vantato da
Microsoft (che lo pagava oltre un milione di dollari all’anno) Lee ha
usato parole grosse. Ha accusato l’azienda di essersi comportata da
‘incompetente’ sul mercato cinese. E ha spiegato le proprie dimissioni
con il desiderio di trovare un posto innovativo dove lavorare.

Per
capire questo improvviso terremoto, Cusumano, che recentemente ha
pubblicato ‘The business of software’, dice che Microsoft si trova
davanti a una duplice sfida. Da una parte la concorrenza sta facendo
calare i prezzi del software e rende sempre più difficile vendere
prodotti costosi ad aziende ormai sature di software. Dall’altra il
mercato si sta spostando sempre più verso i servizi Internet, garantiti
da piccole aziende innovative che offrono software leggeri e poco
costosi. La risposta di Steve Ballmer a questa ondata di critiche è
arrivata il 20 settembre, con un grande piano di riorganizzazione: i 60
mila dipendenti saranno divisi in tre divisioni autonome, ciascuna con
un suo presidente. Ma a molti è sembrato un pannicello caldo. Raj
Reddy, professore di Computer Science alla Carnagie Mellon University,
dice che ci vorrebbe una cura ben più robusta, e propone di fare di
Microsoft uno spezzatino di piccole società , finanziate con i 38
miliardi di dollari di liquidità  che l’azienda ha in banca grazie ai
profitti da favola garantiti da Windows e Office.
Gates e Ballmer
rispondono alle critiche sicuri che la loro strategia è quella giusta.
àˆ vero che la crescita dell’azienda rallenta e per la prima volta nella
sua storia è a una cifra sola: 8 per cento. Ma quale impresa si
lamenterebbe di un simile risultato? àˆ vero anche che quasi tutti i
settori in cui Microsoft è impegnata (a parte Windows e Office)
continuano a perdere soldi, ma il denaro accumulato in banca consente
di pensare a lunga scadenza e di rispondere a ogni sfida. E poi c’è la
convinzione profonda che la vecchia strategia – cioè puntare su grandi
software rivolti al mercato di massa – sia quella giusta.

è
per questo che Microsoft continua a investire enormi somme di denaro
nel mercato dei videogiochi, anche se questa avventura si è rivelata
fino a oggi un bagno di sangue finanziario. La prima generazione della
console Xbox, che ha venduto 22 milioni di esemplari contro gli oltre
80 della Playstation Sony, ha accumulato una colossale perdita, 4
miliardi di dollari, che avrebbe convinto chiunque a battere in
ritirata. Ma Microsoft ha deciso di andare avanti e a fine novembre
lancerà  Xbox-2, con l’obiettivo di raddoppiare al 40 per cento la quota
di mercato e realizzare finalmente profitti.

E’ testardo,
Gates. Vent’anni fa era lui il piccolo David che sfidava il gigante
Ibm. Ma oggi che è lui il colosso del software, vuole dimostrare che
Golia può vincere, anche se i piccoli David che oggi popolano Internet
sono ormai più innovativi e più agili di lui.


Un’epopea lunga 30 anni

1975 àˆ l’anno in cui Microsoft viene fondata da due ragazzi non ancora ventenni: Bill Gates e Paul Allen.
6 aree di business
Sono il Mondo Microsoft: sistemi operativi, i programmi Office,
hardware, videogiochi, software per utenza professionale e per
sviluppatori.
99 filiali Il colosso di Redmond vanta sedi in
tutto il mondo. Dalle Isole Mauritius al Guatemala, dal Bahrein
all’Europa fino alla Nuova Zelanda, Microsoft è presente in tutti e
cinque i continenti.
59.947 dipendenti Di questi, la
Microsoft ne ha 38.336 negli Stati Uniti. Gli uomini sono il 75 per
cento e la maggior parte (51 per cento) è di età  compresa tra i 30 e i
39 anni.
3,7 miliardi di euro àˆ la cifra che negli ultimi due
anni la società  di Gates ha sborsato per risarcire le sue violazioni
delle norme sulla concorrenza. Da ricordare la multa di 497 milioni di
euro che la Commissione europea gli ha comminato nel 2004.
88,46 per cento
àˆ la fetta di internauti che usano per navigare Internet Explorer, il
browser di Microsoft. In poco più di un anno ha perso il 7 per cento
del mercato.
25 per cento àˆ la quota di mercato di
Microsoft nel business delle console per videogame. Il resto appartiene
a Sony (56 per cento) e a Nintendo (19 per cento).
100 milioni di euro àˆ quanto ha intenzione di investire in Europa Bill Gates per far nascere centri di eccellenza per la ricerca scientifica.

Federico Ferrazza

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