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EFF scopre i codici segreti delle stampanti

October 20th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

San Francisco (USA) – Il “mistero” delle stampanti che marchiano invisibilmente qualsiasi documento prodotto è stato finalmente svelato da EFF, la celebre organizzazione non profit che si batte per le libertà  digitali.
L’indagine si è conclusa con la decodifica dei codici Xerox DocuColor,
seguita poi dalle dichiarazioni dei servizi segreti USA: “Abbiamo
accordi coi produttori di stampanti per scoprire i contraffattori”,
presumibilmente di banconote.

“Abbiamo
scoperto che alcune laser marchiano ogni documento con la data e l’ora
della stampa”, comunica in una nota ufficiale Seth David Schoen,
tecnico EFF: “Viene stampigliato anche il codice seriale della
stampante”. I tecnici sono già  al lavoro su un software per la
decodifica di queste informazioni.

Il numero delle aziende produttrici che hanno stipulato questo accordo segreto, ipotizzato a lungo da molti addetti ai lavori, non si ferma a Xerox: produttori come Canon ed HP, attivi sia nel segmento aziendale che domestico, fanno parte di una lunga lista compilata dai volontari di EFF.

Per scoprire i marchi basta consultare una apposita guida

pubblicata dall’associazione, nonostante Schoen ribadisca che “l’unico
codice decifrabile”, almeno per il momento, “è quello impiegato dalle
stampanti Xerox DocuColor”. Questi segni cifrati, stando alle
dichiarazioni dei portavoce di Xerox, erano stati creati per essere letti solo da addetti dei servizi segreti impegnati in indagini d’alto profilo.

EFF rende noto che attualmente non esistono tutele dai possibili abusi di una simile tecnologia di tracking,
sottile e solo parzialmente visibile. “Questo sistema dà  modo al
governo di rintracciare, per esempio, i gruppi politici che producono
volantini e propaganda rimanendo anonimi”, sostiene Lee Tien, legale
dell’associazione.

Tien lancia un allarme: “Cosa altro ci
nascondono i governi ed i produttori di hardware? In quale maniera
minano la nostra privacy?”. L’associazione, con sede a San Francisco,
chiede adesso chiarimenti al governo degli Stati Uniti appellandosi al
celebre Freedom Of Information Act, una apposita norma che obbliga l’amministrazione alla totale trasparenza.

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