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Brain Fingerprinting: verso il controllo totale

ottobre 26th, 2005 · 0 Commenti · Senza categoria

I deliri di onnipotenza dei fautori del controllo sembrano ormai non avere più limite e, grazie al solerte supporto, eticamente acritico, di una certa parte della cominità  scientifica, si stanno concretizzando panorami a dir poco inquietanti.
La vecchia macchina della verità  va in pensione lasciando spazio al Brain Fingerprinting
uno strumento che secondo i suoi sviluppatori sarebbe in grado di
determinare con estrema sicurezza se all’interno della memoria di una
persona vi sia o meno una determinata informazione.

Tale dispositivo è frutto di una ricerca
ventennale sviluppata dal professore americano Lawrence Farwell
(neuroscienziato di Harvard) e dal suo staff (S.S. Smith, D.C.
Richardson, R.S. Hernandez, P. Rapp e W.G. Iacono) all’interno di un
filone di ricerca che ha portato poi alla creazione dei Brain
Fingerprinting Laboratories, detentori del brevetto Brain
Fingerprinting.

Si tratta di un sistema di testing, visto come
insieme di sistemi hardware, software, algoritmi e procedure,
progettato con lo scopo di registrare le diverse manifestazioni
elettro-fisiologiche presenti durante l’attività  celebrale, misurandole
al fine di ricavare da queste delle informazioni utili a determinare la
presenza di memorie preesistenti.

Alla vista di un’immagine nessuno
potrebbe impedire che il proprio cervello reagisca emettendo lievissimi
segnali elettrici. Questi segnali, conosciuti come P300, sono emissioni
che si sprigionano dopo soli 300 millisecondi dal momento che
l’individuo è stimolato, ad esempio, da una fotografia per lui
particolarmente significativa. Viene più volte sottolineato allo stesso
Farwell come tale sistema non abbia nulla a che vedere con “le emozioni
che una persona può provare”, ma si limiterebbe a rilevare
“scientificamente se un’informazione è presente o meno nel cervello”
analizzato.

A più di due anni dal debutto del Brain Fingeprinting in un aula di un tribunale americano, le reazioni fra gli organi di repressione sono sempre più entusiaste e onnipotenti,
fino a delineare scenari fantascientifici secondo cui nella mancanza
d’impronte o di DNA, si potrebbe sfruttare il fatto secondo cui chi
pianifica e/o esegue un crimine, anche solo in modo indiretto, avrebbe
sicuramente una determinata tipologia di informazioni immagazzinate
nella sua memoria: tramite il Brain Fingerprinting i “fuorilegge”
potrebbero essere così identificati ancor prima di commettere reato.

L’assalto all’ultimo bastione della privacy è cominciato.

Il nuovo secolo continua il suo grigio corso, e ancora una volta l’uomo è chiamato a difendere la sua propria umanità .
Nessuno si senta escluso.

Links:
Brain fingerprints under scrutiny
Centre for cognitive liberty and ethics
A new paradigm in criminal investigations
BrainFingerprinting [ita]

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