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P2P, major bloccate in Francia

October 26th, 2005 · 0 Commenti · Uncategorized

Storica decisione quella del Garante francese: i produttori non potranno utilizzare sul P2P strumenti automatici di identificazione degli utenti. Le major – dice il Garante – non possono sostituirsi all’autorità  giudiziaria
Parigi – Ha l’aria di una decisione storica quella assunta dalla Commission Nationale de l’Informatique et de la Libertè (CNIL),
decisione secondo cui la privacy degli utenti internet vale ancora
qualcosa, quantomeno più delle preoccupazioni delle major
dell’audiovisivo e, in particolare della “Sociètè des Auteurs,
Compositeurs et Editeurs de Musique” (SACEM), della “Sociètè pour
l’administration du Droit de Reproduction Mècanique” (SDRM), della
“Sociètè Civile des Producteurs Phonographiques” (SCPP) e della
“Sociètè civile des Producteurs de Phonogrammes en France” (SPPF). Non
a caso della questione in queste ore stanno parlando molto blog e forum
transalpini.

In sostanza, la CNIL ha negato ai detentori dei diritti la possibilità  di inviare un avvertimento automatico personalizzato

agli utenti peer-to-peer coinvolti in operazioni che l’industria
considera illegali. Un giochino che contava sul coinvolgimento dei
provider affinchè questi inoltrassero via email il “warning” all’utente individuato grazie al suo IP.

Secondo CNIL, i produttori non possono rivolgersi ai provider per chiedere loro di associare IP e nome-utente per due diverse ragioni.

La
prima è che al provider non può essere richiesto di inviare messaggi
“didattici” ai propri utenti, laddove lo stesso provider non dovrebbe
conoscere nemmeno cosa gli utenti fanno sulle proprie reti nè è tenuto
a conservare i dati di accesso ad internet, ovvero i log necessari al funzionamento del giochino.
La
seconda è che la Corte Costituzionale francese già  nel 2004 ha
determinato che l’unica a poter associare IP e nome-utente è, in caso
di bisogno, l’autorità  giudiziaria.

Ma non è
tutto qui: come rilevano alcuni siti francesi in queste ore, CNIL ha
anche negato all’industria la legittimità  dell’utilizzo di dispositivi-spia

sulle reti del peer-to-peer, pensati per ricercare e conservare i dati
delle operazioni condotte online dagli utenti, associando veri e propri
log a numeri IP. Misure che secondo CNIL non sono affatto proporzionate
alle finalità , quelle cioè di denunciare utenti coinvolti in attività 
di condivisione illegale.

Secondo la CNIL, infatti, non sono strumenti che hanno come scopo la realizzazione di azioni legali limitate alla lotta antipirateria
ma dispositivi che possono portare “alla raccolta massiva di dati sulle
singole persone” e, ancor peggio, “permettere il monitoraggio continuo
e completo delle reti di scambio-file peer-to-peer.

Il Garante
ha negato l’autorizzazione all’attivazione di questi strumenti anche
perchè non si limitano a sondare gli utilizzi eventualmente illeciti
degli strumenti informatici per la condivisione di file protetti ma
monitorano tutti gli utilizzi, compresi quelli che riguardano altri
file.

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