Salve, è appena giunta in redazione una segnalazione di alcuni studenti che stanno promuovendo iniziative per l’ Euro May Day che si terrà a milano il 1° maggio 2006. Segue l’invito e l’appello a partecipare.
Invito
Ciao a tutti,
stiamo costruendo la nostra partecipazione, di studenti e precari, alla
MayDay Parade del primo maggio; lo vogliamo fare rinunciando a sigle
identiarie e corporative, coinvolgendo tutte le realtà autorganizzate ed
i singoli interessati ad arricchire di rivendicazioni, contenuti ed idee
il Nostro primo maggio.
Saremo in piazza per parlare di qualità dei saperi e della ricerca, di
diritto allo studio, di garanzie sul posto di lavoro, di libertà di
movimento e diritto alla casa; saremo in piazza per comunicare a tutti
la nostra condizione di vita di studenti universitari a MilanoMetropoli
e, interagendo con i differenti soggetti presenti, portare le nostre
sperimentazioni, le nostre proposte, e risposte, alle contraddizioni che
la precarietà che ci attanaglia evidenzia giorno dopo giorno.
Questo è solo qualche spunto di tutto quello che abbiamo in mente,
quello che state leggendo è un invito ad esserci, ognuno con le proprie
specificità , e tutti insieme con quanto di condiviso abbiamo da mettere
in campo…o meglio con la nostra capacità di metterci in gioco.
Teniamoci in contatto…Buon Primo Maggio
Un bel po’ di studenti universitari di Milano, Padova, Bergamo, Brescia,
Verona..e anche qualche studente medio…guardando alla 2gg. su
precarietà studentesca ed autoriforma dell’11/12 maggio.
per contatti: lastatale@libero.it
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Euro May Day Parade, 1^ maggio 006
Appuntamento Piazza 24 Maggio ore 15
Portaci un libro, te ne regaleremo un altro…e Attenzione al cervello
in fuga!
Appello per la mayday a milano
Sui diritti e la libertà di ognuno di noi non si scherza più.
Buona parte delle mobilitazioni sviluppatesi in questi ultimi anni e in
particolar modo, per considerare gli eventi più recenti, le
contestazioni al D.D.L. Moratti e l’insorgenza di milioni di studenti
francesi contro l’intruduzione del Cpe, ci portano ad avere in mano una
grande certezza: è intorno al paradigma della precarietà che si danno
vita e si moltiplicano gran parte delle mobilitazioni dal basso che si
pongono oggi l’obiettivo di diffondere percorsi di conflitto sociale.
Diventata ormai una condizione generalizzata e trasversale,
imprescindibile per l’attuale sviluppo capitalistico, la precarietà si
presenta come la condizione vissuta indistintamente da lavoratori,
studenti e disoccupati. Una condizione che colpisce negli ultimi anni
parti sempre più consistenti del tessuto sociale, spostando fortemente
quelli che fino a non molti anni fa erano ritenuti i confini tra
inclusione ed esclusione sociale, tra classi superiori e classi
inferiori, tra sfruttati e sfruttatori.
La mayday parade ha il merito di aver offerto uno spazio concreto di
messa in comune di esperienze di lotta che individuano la precarietà
come uno degli elementi ricompositivi centrali per il loro agire politico.
La condizione generalizzata di precarietà si sta velocemente diffondendo
anche all’interno del mondo universitario e più in generale in quello
della formazione. Un numero sempre maggiore di studenti ha forti
difficoltà ad affrontare il costo generale dello studio – tasse, casa,
mensa, trasporti, libri – e per farlo deve sottostare al ricatto della
legge Biagi, obbligato a cadere nella trappola del lavoro interinale,
svolgendo attività lavorative segnate dal principio madre della
flessibilità e dall’assenza pressochè totale di diritti e di sicurezza
sociale.
Il legame nodale tra l’aziendalizzazione dell’università e la
precarizzazione imposta dalle legislazioni sul lavoro è stato il tema
centrale di tutte le analisi e le mobilitazioni di questi mesi.
L’impianto logico con cui i diversi governi (di destra e sinistra) sono
intervenuti in questi settori dagli anni 90 ad oggi è identico: il
sapere dev’essere funzionale al mercato, il lavoro anche. Il progetto
neoliberista è del tutto bi-partisan: la trasformazione della società
con i suoi cervelli e i suoi corpi messi al lavoro non ha colore alcuno,
se non quello del controllo e dello sfruttamento.
Lo studente è precario anche perchè dopo le ultime riforme di
sinistra-centro-destra trova sempre meno il tempo e lo spazio per
autorganizzarsi e ha sempre meno possibilità di costruire percorsi
individuali ed autonomi nei quali immaginare per sè una formazione
culturale che travalichi quella prevista dalla didattica ufficiale.
La centralità della battaglia sui saperi e sulla (libera) produzione di
conoscenza sono ormai entrate a fare parte del bagaglio culturale
comune, hanno dimostrato che produrre pensiero critico è un atto
politico in sè, apre lo spazio alla possibilità di immaginare e
costruire dimensioni di conflitto e cambiamento del reale. Da questo
punto in poi non sarà più possibile immaginare di modificare l’esistente
senza la capacità e gli strumenti critici per farlo.
Il conflitto del sapere si rivolge a tutta la società , o almeno a quella
parte che desidera e pratica un modello di sviluppo diverso, relazioni
sociali rovesciate, prospettive di vita differenti dalla precarietà e
dal controllo.
La battaglia francese contro l’introduzione del contratto di primo
impiego è stata una battaglia di respiro europeo per due motivi: perchè
ha saputo evidenziare le analogie progettuali delle politiche
neoliberiste dei governi europei e perchè ha mostrato come sia realmente
possibile produrre, su terreni comuni, crisi politiche irrisolvibili se
non con l’abbattimento immediato di questo tipo di normative.
Il ritiro del Cpe è il risultato di una lotta che si è andata via via
allargando anche a quelle categorie che non erano direttamente colpite
da quel provvedimento. Si è trattato di un percorso che è stato in grado
di costruire un progetto alternativo, di creare un immaginario comune,
di attrarre le soggettività più eterogenee.
Ora sta a noi rilanciare il conflitto e le mobilitazioni contro la
precarità ed il ricatto sociale di provvedimenti come la legge Biagi, la
riforma Zecchino, la Bossi Fini… immaginandoci contemporaneamente uno
scenario (radicalmente) diverso: lo scenario della storia che vogliamo
scrivere noi.
Il primo maggio saremo tutti alla Mayday di Milano, tenendo un occhio
rivolto a Parigi, con un carro di studenti precari.
A partire da questa giornata lanciamo l’appuntamento per un incontro
delle soggettività precarie del sapere per il 12 maggio a Milano, con
l’obiettivo di riprendere in mano le fila del conflitto nell’università
e di rilanciare la battaglia contro la precarizzazione e
l’aziendalizzazione del sapere, per la moltiplicazione di percorsi
critici e spazi di libertà in tutti gli atenei e in tutte le città .
Sui diritti e la libertà di ognuno di noi non si scherza più.