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	<title>Bicocca.NET &#187; Licenze</title>
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	<description>Un portale di informatici dell'universita' Milano Bicocca</description>
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		<title>Le novità della GPLv3, intervista a Stefano Maffulli</title>
		<link>http://bicocca.net/2006/01/26/le-novita-della-gplv3-intervista-a-stefano-maffulli/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informatica]]></category>
		<category><![CDATA[Licenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Tempo di revisione pubblica per la più famosa licenza per il software libero, quella GPL che dal 1991 è rimasta ferma alla versione 2. Quindici anni non sono pochi e lo sviluppo dei contenuti digitali impone un adeguamento che che la Free Software Foundation sta portando avanti con un progetto a due fasi.
Nel corso del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tempo di revisione pubblica per la più famosa licenza per il software libero, quella GPL che dal 1991 è rimasta ferma alla versione 2. Quindici anni non sono pochi e lo sviluppo dei contenuti digitali impone un adeguamento che che la Free Software Foundation sta portando avanti con un progetto a due fasi.</p>
<p>Nel corso del 2005, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Stallman" target="_blank">Richard Stallman</a> ed <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eben_Moglen" target="_blank">Eben Moglen</a>, ovvero coloro che scrissero la prima e seconda versione della GPL, si sono messi al lavoro per creare una bozza che serva da base per una nuova Gnu General Public Licence e proprio in questi giorni, al Mit di Boston, il 16 e 17 Gennaio 2007 il &#8220;draft&#8221; è stato presentato alla prima conferenza internazionale dedicata alla <a href="http://gplv3.fsf.org/draft" target="_blank">GPLv3</a>.</p>
<p>Il secondo passo di questo processo di revisione inizia proprio ora, con il rendere pubblica la nuova bozza e immetterla in un processo di revisione aperto a tutti, nel quale chiunque potrà  contribuire allo sviluppo del documento finale che porterà  alla definizione della nuova GPL.</p>
<p>Per comprendere meglio le motivazioni che hanno portato al processo di revisione di una fra le più famose licenze, per coglierne le prime differenze con la precedente versione, per ricevere anche le impressioni a caldo dalla Conferenza di Boston, abbiamo posto a <a href="http://www.italy.fsfeurope.org/about/maffulli/" target="_blank">Stefano Maffulli</a>, presidente della <a href="http://www.italy.fsfeurope.org/" target="_blank">sezione italiana</a> di <a href="http://www.fsfeurope.org" target="_blank">Free Software Foundation Europe</a>, alcune domande che ci aiutino a comprendere cosa sta cambiando, come e perchè.</p>
<p><strong>Visto che sei alla conferenza di lancio della GPL versione<br />
3, approfittiamone per qualche impressione di prima mano. Quale aria si respira<br />
alla conferenza, aspettative, timori?</strong></p>
<p>Siamo al MIT, a Boston, a occhio e croce un centinaio di persone sono arrivate un po&#8217; da tutto il mondo. L&#8217;aria la definirei amichevole, rilassata e curiosa. <a href="http://www.stallman.org/" target="_blank">Stallman</a> ha sintetizzato efficacemente lo scopo di questa revisione: la libertà  di usare, studiare, modificare e distribuire software è minacciata dall&#8217;involuzione dei sistemi legali e dall&#8217;introduzione di misure tecnologiche volte a limitare le libertà  degli utenti di software. In pratica, Stallman ha fatto riferimento alla larga diffusione dei brevetti software (che nel 1991 erano appena stati introdotti solo in USA e ora, in varie forme, sono diffusi quasi globalmente) e all&#8217;introduzione dei Digital Restrictions Management (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_rights_management" target="_blank">DRM</a>) in vari settori.</p>
<p>Lo spirito con cui FSF affronta la revisione della licenza è quello originario del MIT degli anni &#8216;80: la protezione delle libertà  degli<br />
utenti di scrivere software come preferiscono.  Il meccanismo principale della GNU GPL, il <a href="http://www.fsf.org/licensing/essays/copyleft.html/">copyleft</a>, è essenziale oggi come nel 1991 per impedire che il patrimonio di software disponibile finisca nelle tasche di uno solo.</p>
<p><strong>Cerchiamo di chiarire in pochi punti essenziali quali sono i punti fondamentali di questa nuova versione della GPL. Cosa la caratterizza?</strong></p>
<p>Credo che questa prima bozza contenga 4 punti essenziali rispetto alla <a href="http://www.gnu.org/licenses/gpl.html" target="_blank">GPLv2</a>.</p>
<ol>
<li> Non fare danni.  Ovvero, non indebolire le libertà  concesse dal software libero;</li>
<li>Affrontare le minacce legali e tecniche. Il motivo principale per la revisione della GPL è proprio il mutamento delle condizioni legali a contorno della tecnologia. I brevetti software si sono diffusi, come purtroppo la FSF aveva previsto negli anni &#8216;90. Inoltre, leggi come il Digital Millenium Copyright Act (<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/DMCA" target="_blank">DMCA</a>) e il corrispondente europeo European Union Copyright<br />
Directive (<a href="http://www.italy.fsfeurope.org/projects/eucd/eucd.en.html" target="_blank">EUCD</a>) mettono a rischio lo sviluppo di software libero. I sistemi DRM si incastrano perfettamente in questo nuovo ambiente legale e pertanto la FSF ha ritenuto giunto il momento di rivedere la GPL e prevedere un antidoto a questi problemi. Ci sono due nuovi punti nella licenza che iniziano ad affrontare il problema. In particolare, i DRM sono<br />
citati nella sezione 1, 1. Source Code, e nella sezione 3,</p>
<p>3. Digital Restrictions Management, della bozza in discussione, mentre il problema brevetti è affrontato dalla clausola di rappresaglia, nella sezione 7.c e nella sezione 11.;</li>
<li>Aumentare la compatibilità . Uno dei problemi della comunità  del software libero è la proliferazione di licenze, spesso incompatibili tra di loro. L&#8217;incompatibilità  è problematica perchè limita la circolazione del codice tra vari progetti. Per questo la prima bozza della licenza ha una sezione dedicata ad aumentare la compatibilità  con altre licenze;</li>
<li>Globalizzare la licenza. Alcuni dei termini usati nella v2, come &#8216;distribution&#8217;, assumono un significato diverso in distinti sistemi<br />
legali. La bozza di GPLv3 usa termini diversi dandone la definizione all&#8217;inizio, parlando per esempio di &#8216;propagation&#8217; che è un termine<br />
neutrale e lascia spazio alla localizzazione della licenza in altre lingue e sistemi legali, qualora si rendesse necessario.</li>
</ol>
<p><strong>Rispetto alla versione GPL 2, quali sono i punti di differenza, a quali nuove  esigenze si è dato ascolto?</strong></p>
<p>Rispetto a GPLv2 ci sono due esigenze difficili da conciliare: affrontare i problemi menzionati prima e chiarire i punti della v2 che in passato hanno dato spazio a troppe interpretazioni discordanti.</p>
<p><strong>La revisione di una licenza è sempre un evento di rilevanza non indifferente, il tentativo di dare una risposta non solo a nuove esigenze ma anche a pressioni ambientali, sociali ed economiche. Quale è lo scenario legato al mondo economico, a quello dei diritti digitali, a quello sociale, che ha spinto a una revisione della GPL?</strong></p>
<p>Posso dire che qui sono presenti tutti i rappresentanti delle maggiori aziende di software mondiale, da Intel a Sun a IBM a Google passando per tante altre. L&#8217;interesse intorno a questo processo di revisione della licenza è alto.</p>
<p><strong>Chiariamo un punto: esiste una dimensione &#8220;economica&#8221; nel software libero? Il motivo ricorrente, che vede il compenso spostarsi dal bene, il codice, al servizio, l&#8217;implementazione e la personalizzazione, è un modello valido per descrivere questa dimensione o è limitativo?</strong></p>
<p>Direi che la risposta può stare nelle aziende che sono venute qui a sentire<br />
cosa abbiamo da dire</p>
<p><strong>Annunciare una nuova revisione è un punto di svolta, ci si lascia alle spalle qualcosa e si fanno dei buoni propositi per il futuro o, meglio, dei progetti concreti di azione. Dove vogliamo andare, domani?</strong></p>
<p>Stiamo andando verso una società  digitale dove sono garantiti tutti i diritti presenti in una società  non-digitale. Il software governa le interazioni tra esseri umani nel mondo digitale, pertanto non può essere posseduto da una singola entità . Tutte le FSF (USA, Europa, America Latina e India) sono impegnate a garantire che le libertà  civili e le interazioni sociali restino libere nel futuro</p>
<p><strong>Il dove vogliamo andare, in linea generale, lo abbiamo capito. Ma come arrivarci? Come la nuova versione della GPL recepirà  le esigenze attuali e le attese per il futuro?</strong></p>
<p>La licenza presentata oggi è solo una bozza di lavoro per iniziare una<br />
discussione globale che avverrà  durante il 2006. Stallman e il consigliere legale<br />
Moglen hanno lavorato durante il 2005 per preparare questa prima bozza. Hanno<br />
anche definito un processo aperto e partecipato in modo che chiunque abbia interesse<br />
nella licenza GNU GPL possa mandare i suoi commenti e seguirne passo passo l&#8217;evoluzione.</p>
<p>Il processo di revisione è realizzato a strati: è stato realizzato un sistema<br />
di commenti basato sul web in cui chiunque è <a href="http://gplv3.fsf.org/" target="_blank">benvenuto<br />
a partecipare</a>. I commenti verranno raccolti da &#8216;comitati&#8217;, discussi e valutati<br />
apertamente in liste di discussione. Alcuni commenti verranno scartati (e ne<br />
verrà  data ragione), altri diventeranno &#8216;problemi/issue&#8217; da risolvere da parte<br />
di Stallman e Moglen. Un sistema di issue tracking terrà  traccia di tutti i<br />
problemi aperti. Stallman e Moglen prenderanno in carico i problemi e inseriranno<br />
le soluzioni nel testo della licenza, fornendo anche le argomentazioni per ognuna<br />
delle loro scelte. Il processo andrà  avanti fino a che ci saranno problemi seri<br />
irrisolti.</p>
<p>Chiunque contribuisca al processo di completamento della GPLv3 con i suoi<br />
commenti potrà  seguire passo per passo l&#8217;evoluzione del commento attraverso<br />
il lavoro dei comitati fino all&#8217;approvazione (o rifiuto) finale.</p>
<hr />Articolo di <a href="http://geeksquare.info">geeksquare.info<br />
</a><a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/it/">Licenza Creative Commons</a></p>
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		<item>
		<title>Linus Torvalds non rilascera&#8217; Linux sotto Gnu/GPL v3</title>
		<link>http://bicocca.net/2006/01/26/Linus-Torvalds-non-rilascera-Linux-sotto-GnuGPL-v3/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Licenze]]></category>
		<category><![CDATA[Linux]]></category>

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		<description><![CDATA[Linux, il sistema operativo nato da un&#8217;idea di Linux Torvalds non verra&#8217; rilasciato sotto la nuova licenza della Gnu, la GPL v3. Attualmente Linux è rilasciato sotto Gnu/GPL v2, ma non condividendo la nuova versione della Gnu, Torvads ha deciso di lasciare le cose cosi&#8217; come stanno.
Questo è quanto ha affermato infatti in una sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Linux, il sistema operativo nato da un&#8217;idea di Linux Torvalds non verra&#8217; rilasciato sotto la nuova licenza della Gnu, la GPL v3. Attualmente Linux è rilasciato sotto Gnu/GPL v2, ma non condividendo la nuova versione della Gnu, Torvads ha deciso di lasciare le cose cosi&#8217; come stanno.<br />
Questo è quanto ha affermato infatti in una sua mail indirizzata a <a href="http://lkml.org">Linux Kernel Mailing List</a></p>
<hr />
<big>Mail di Linus Torvalds</big></p>
<p>Date	Wed, 25 Jan 2006 17:39:16 -0500 (EST)<br />
From	Linus Torvalds <><br />
Subject	Re: GPL V3 and Linux &#8211; Dead Copyright Holders</p>
<p>On Wed, 25 Jan 2006, Chase Venters wrote:<br />
> <br />
> This means that when the code went GPL v1 -> GPL v2, the transition was<br />
> permissible. Linux v1.0 shipped with the GPL v2. It did not ship with a<br />
> separate clause specifying that &#8220;You may only use *this* version of the GPL&#8221;<br />
> as it now does. (I haven&#8217;t done any research to find out when this clause was<br />
> added, but it was after the transition to v2).</p>
<p>Bzzt. Look closer.</p>
<p>The Linux kernel has _always_ been under the GPL v2. Nothing else has ever <br />
been valid.</p>
<p>The &#8220;version 2 of the License, or (at your option) any later version&#8221; <br />
language in the GPL copying file is not &#8211; and has never been &#8211; part of the <br />
actual License itself. It&#8217;s part of the _explanatory_ text that talks <br />
about how to apply the license to your program, and it says that _if_ you <br />
want to accept any later versions of the GPL, you can state so in your <br />
source code.<br />
The Linux kernel has never stated that in general. Some authors have <br />
chosen to use the suggested FSF boilerplate (including the &#8220;any later <br />
version&#8221; language), but the kernel in general never has.</p>
<p>In other words: the _default_ license strategy is always just the <br />
particular version of the GPL that accompanies a project. If you want to <br />
license a program under _any_ later version of the GPL, you have to state <br />
so explicitly. Linux never did.</p>
<p>So: the extra blurb at the top of the COPYING file in the kernel source <br />
tree was added not to _change_ the license, but to _clarify_ these points <br />
so that there wouldn&#8217;t be any confusion. </p>
<p>The Linux kernel is under the GPL version 2. Not anything else. Some <br />
individual files are licenceable under v3, but not the kernel in general. </p>
<p>And quite frankly, I don&#8217;t see that changing. I think it&#8217;s insane to <br />
require people to make their private signing keys available, for example. <br />
I wouldn&#8217;t do it. So I don&#8217;t think the GPL v3 conversion is going to <br />
happen for the kernel, since I personally don&#8217;t want to convert any of my <br />
code. </p>
<p>> If a migration to v3 were to occur, the only potential hairball I see is if<br />
> someone objected on the grounds that they contributed code to a version of the<br />
> kernel Linus had marked as &#8220;GPLv2 Only&#8221;. IANAL.</p>
<p>No. You think &#8220;v2 or later&#8221; is the default. It&#8217;s not. The _default_ is to <br />
not allow conversion.</p>
<p>Conversion isn&#8217;t going to happen.</p>
<p>		Linus</p>
<hr />
<p><b>Approfondimento</b> <br />
<a href="index.php?name=News&#038;file=article&#038;sid=419">Le novità  della GPLv3, intervista a Stefano Maffulli</a></p>
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		<title>Se fai modding, invalidi la licenza di Windows?!</title>
		<link>http://bicocca.net/2005/12/12/Se-fai-modding-invalidi-la-licenza-di-Windows/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Licenze]]></category>
		<category><![CDATA[Modding]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; questa la triste realtà  della licenza dei prodotti firmati Microsoft appartenenti alla famiglia Windows.
â€œIl software viene concesso in licenza con l&#8217;hardware come un singolo prodotto integrato e potrà  essere utilizzato esclusivamente con l&#8217;hardwareâ€, recita la licenza d&#8217;uso di XP Home OEM, per esempio, e di altre versioni di Windows preinstallate sui pc attualmente in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; questa la triste realtà  della licenza dei prodotti firmati Microsoft appartenenti alla famiglia Windows.<br />
â€œIl software viene concesso in licenza con l&#8217;hardware come un singolo prodotto integrato e potrà  essere utilizzato esclusivamente con l&#8217;hardwareâ€, recita la licenza d&#8217;uso di XP Home OEM, per esempio, e di altre versioni di Windows preinstallate sui pc attualmente in vendita.<br />
Ma dato che l&#8217;hardware può usurarsi, noi siamo tenuti a poterlo cambiare senza che la licenza del software Windows venga invalidata, quindi è possibile cambiare qualsiasi componente usurato e la licenza non verra&#8217; invalidata. Esiste pero&#8217; un componente non usurabile, e cioè il case!</p>
<p>Ed infatti se notate, è proprio su quest&#8217;ultimo che i rivenditori applicano il bollino policromo, filigranato e olografato che certifica l&#8217;autenticità  del vostro sistema operativo Windows.</p>
<p>Quindi se cambiate i componenti usurati del vostro pc, potenziandolo anche a dismisura (da P2 a P4 per esempio), la licenza resterà  valida, ma se cambiate case, allora dovrete ripagare la licenza d&#8217;uso di Windows!</p>
<p>Quindi attenzione, voi amanti del modding, che oltre a modificare il vostro case spesso ricorrete anche all&#8217;acquisto di nuovi case sempre più super accessoriati, la Microsoft vi osserva! :)</p>
<p>Se invece utilizzate sistemi operativi alternativi come ad esempio l&#8217;ormai famosissimo Gnu/Linux, allora continuate pure il vostro modding, tanto la <a href="http://www.gnu.org">licenza è libera</a>.</p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://bicocca.net/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>Diritti d&#8217;autore, nuove Tecnologie e Digital Rights Management</title>
		<link>http://bicocca.net/2005/12/08/Diritti-dautore-nuove-Tecnologie-e-Digital-Rights-Management/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator></dc:creator>
				<category><![CDATA[Drm]]></category>
		<category><![CDATA[Licenze]]></category>

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		<description><![CDATA[In data 18/11/2005 nell&#8217;universita&#8217; milanese Bocconi c&#8217;è stata una conferenza tenuta da giuristi ed economisti internazionali su &#8220;Diritti d&#8217;autore, nuove Tecnologie e Digital Rights Management&#8221;. 
La conferenza apre con un analisi storica di come nasce il diritto d&#8217;autore. Viene evidenziato come questo diritto, nato gia&#8217; durante il medioevo, era inteso come un diritto al servizio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In data 18/11/2005 nell&#8217;universita&#8217; milanese Bocconi c&#8217;è stata una conferenza tenuta da giuristi ed economisti internazionali su &#8220;Diritti d&#8217;autore, nuove Tecnologie e Digital Rights Management&#8221;. <br />
La conferenza apre con un analisi storica di come nasce il diritto d&#8217;autore. Viene evidenziato come questo diritto, nato gia&#8217; durante il medioevo, era inteso come un diritto al servizio della cittadinanza. Molti testi infatti in quel periodo non venivano pubblicati per paura di perdere capitali in un investimento sbagliato, la diffusione costava moltissimo quindi molte opere restano nei cassetti. Il diritto d&#8217;autore certificava che un opera apparteneva ad una persona e solo quella persona poteva distribuire l&#8217;opera per un periodo relativamente breve di tempo sufficiente a rientrare nelle spese. Con il diritto d&#8217;autore gli artisti iniziarono quindi a pubblicare le loro opere.</p>
<p>Produrre opere è sempre stato per l&#8217;uomo un hobby, quindi non era prevista alcuna forma di retribuzione. La retribuzione pero&#8217; venne assicurata nel momento in cui si volle diffondere queste opere per arricchire le popolazioni. La retribuzione regolamentata dal diritto d&#8217;autore assicurava all&#8217;autore la possibilita&#8217; di diffondere la propria opera senza perdita di capitali. Per un&#8217;artista la priorita&#8217; era produrre per il proprio piacere e diffondere l&#8217;opera per diventare famoso. La diffusione dell&#8217;opera non era considerata come forma di guadagno come è inteso oggi pero&#8217;. Il guadagno era implicito nella diffusione.<br />
La visione del diritto d&#8217;autore come limitazione è stato introdotto dalla corrente romantica. </p>
<p>Attualmente il diritto d&#8217;autore è inteso come limitazione per il cittadino di usufruire dell&#8217;opera e questo è alimentato dalle societa&#8217; che detengono i diritti di distribuzione.<br />
Prima della venuta di internet, la distribuzione e la produzione di un opera richiedeva grandi finanziamenti. Ora che internet permette pero&#8217; una distribuzione diretta tra artista e cittadino, le major stanno muovendo i loro legali per strumentalizzare la legge per fini economici privati. La dato che la legge ha il compito di difendere il cittadino e non i colossi dell&#8217;economia, ecco che i giuristi mettono in discussione lutilizzo dei DRM e di altre forme di controllo.</p>
<p>Il diritto d&#8217;autore è formato dal: <br />
	- Diritto di esclusione<br />
	- Regola di responsabilita&#8217;<br />
	- Meccanismi di prelievo</p>
<p>Il diritto d&#8217;autore pero&#8217; non deve essere visto come antagonista al Diritto di cultura.</p>
<p>Il cittadino ha il diritto di accedere liberamente alla cultura, di aver accesso alle informazioni e di poter partecipare allo sviluppo dell&#8217;intera societa&#8217;.</p>
<p>La pirateria, che inizialmente era associata solo a coloro che guadagnavano in nero vendendo opere di terzi, oggi è estesa anche agli utilizzatori.<br />
Il cittadino pero&#8217; non puo&#8217; essere accusato di sfruttare un opera per fini privati xkè il diritto d&#8217;autore nasce proprio per garantire ai cittadine l&#8217;accesso alle opere.</p>
<p>Analizzando poi il caso italiano, cioè la presenza di una tassa sui supporti di registrazione vergini (Meccanismi di prelievo su vhs, cd, dvd vuoti) osserviamo come le societa&#8217; che detengono diritti di distribuzione di molte opere (ad esempio la S.I.A.E.) si arricchiscano alle spalle dei cittadini per ipotetici reati di violazioni di diritti d&#8217;autore.<br />
Il meccanismo di prelievo è uno strumento grezzo.</p>
<p>Questa tassa sui supporti vergini serve per risarcire la S.I.A.E. dei furti subiti dalla pirateria. <br />
Grazie a questa tassa quindi, i cittadini sono doppiamente autorizzati a prelevare anche da internet le opere che gli interessano.</p>
<p>Un artista guadagna una percentuale ridicola su ogni libro o cd venduto. Questo significa che l&#8217;artista, ora, grazie ad internet, puo&#8217; diffondere la propria opera dirattamente senza dover investire alcun capitale. La sua popolarita&#8217; aumenterebbe in modo esponenziale grazie alla libera circolazione della sua opera, tutti avranno modo di conoscerlo e potra&#8217;, sfruttado la sua popolarita&#8217; guadagnare grandi somme di denaro.</p>
<p>Durante la conferenza inoltre si è parlato di DRM evidenziando come questo sistema stia cercando di trasferire il controllo dai giuristi agli economisti.<br />
Il DRM infatti pone il pc degli utenti completamente in mano di coloro che hanno intenzione di sfruttare la lege ed i cittadini per trarne ingenti guadagni a discapito dei popoli. Il DRM non permette il libero accesso alla cultura, la libera comunicazione fra gli utenti, un libero scambio di informazioni, viola il diritto di privacy degli utenti e questo credo basti per far capire come i sistemi DRM non siano leggittimi. I cittadini sono contrari a questo sistema, mentre le poche multinazionali invece stanno facendo di tutto per estendere questo sistema su quanti piu&#8217; dispositivi possibile. I cellulari per esempio adottano gia&#8217; questo sistema da quando cono nate le suonerie a pagamento. Da una parte è stato creato l&#8217;MMS per una maggiore flessibilita&#8217; di comunicazione e dall&#8217;altra il DRM che non permette che gli utenti si inviino le suonerie che hanno acquistato. Insomma, da una parte te lo danno e dall&#8217;altra te lo tolgono :)</p>
<p>Si è parlato di programmi di P2P, focalizzandosi particolarmente su Grokster, si è parlato di XrML come sistema DRM, si è accennato agli interventi che dovrebbe effettuare l&#8217;Anti-Trust su queste gigantesce multinazionali che stanno monopolizzando il mondo (Microsoft, Sony, &#8230;).</p>
<p>Il caso del DRM della Sony cmq. è solo l&#8217;inizio di cio&#8217; che ci attenderebbe se permettessimo ai sistemi DRM di entrare nelle nostre case.</p>
<p>Per esempio, se un utente compra un nuovo pc con tecnologia DRM, automaticamente i file presenti su quel pc ritenuti &#8220;pirati&#8221; verrebbero eliminati. I Cd musicali masterizzati non funzioneranno piu&#8217;, i siti ritenuti &#8220;illegali&#8221; non saranno piu&#8217; visualizzati, ecc ecc.<br />
DRM non fa altro che rendere un pc inutilizzabile, praticamente inutile. Il DRM uccide internet, la condivisione, la banda larga, il progresso, con DRM torneremo solo indietro nel tempo perdendo i diritti dei quali ci stiamo riappropriando.</p>
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		<title>GNU/GPL v3 &#8211; Lavori in corso per la licenza della liberta&#8217;</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; in corso la revisione della General Public License (GPL) e la Free Software Foundation (FSF) e la Software Freedom Law Center hanno gia&#8217; fissato le linee guida e le date per il primo incontro sulla prima discussione pubblica.
A Gennaio è prevista l&#8217;uscita di una prima bozza della GPL v3 mentre la versione finale è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; in corso la revisione della <a href="http://www.gnu.org/licenses/licenses.html">General Public License (GPL)</a> e la <a href="http://www.fsf.org/">Free Software Foundation (FSF)</a> e la Software Freedom Law Center hanno gia&#8217; fissato le linee guida e le date per il primo incontro sulla prima discussione pubblica.<br />
A Gennaio è prevista l&#8217;uscita di una prima bozza della GPL v3 mentre la versione finale è prevista tra Settembre 2006 e Marzo 2007.</p>
<p>Richard Stallman nel 1989 diede vita alla GPL, cioè alla licenza che caratterizza il &#8220;software libero&#8221; o &#8220;free software&#8221;.<br />
Inizialmente la GPL era destinata per un ipotetico sistema oprativo GNU, che poi fu sostituito dal kernel Linux e divenne l&#8217;oggi tanto conosciuto Gnu/Linux che per motivi pratici è spesso chiamato solamente Linux. </p>
<p>La GPL v2 fu pubblicata nel 1991. </p>
<p>La licenza Gnu/GPL concede agli utenti il diritto di studiare, copiare, modificare, riusare e condividere <b>liberamente</b> il software.</p>
<p>La mailing list ufficiale è aperta a tutti e disponibile <a href="https://mail.fsfeurope.org/mailman/listinfo/gplv3">qui</a></p>
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		<title>Licenza libera su un libro, ma la copisteria non lo stampa</title>
		<link>http://bicocca.net/2005/11/22/Licenza-libera-su-un-libro-ma-la-copisteria-non-lo-stampa/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Licenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci è giunta una lettera da parte dell&#8217; utente P@sKy che ci racconta la storia di una copisteria che non ha accettato di stampargli un libro rilasciato dalla casa editrice con una licenza Creative Commons, chiedendogli inoltre una liberatoria della Guardia di Finanza.

Lettera
Vi racconto una piccola storia ignobile, tempo fa e&#8217; stato rilasciato dalla O&#8217;Reilly [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci è giunta una lettera da parte dell&#8217; utente P@sKy che ci racconta la storia di una copisteria che non ha accettato di stampargli un libro rilasciato dalla casa editrice con una licenza Creative Commons, chiedendogli inoltre una liberatoria della Guardia di Finanza.</p>
<hr />
<b>Lettera</b><br />
Vi racconto una piccola storia ignobile, tempo fa e&#8217; stato rilasciato dalla O&#8217;Reilly Media con <b>licenza creative commons</b> <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/ca/deed.it"> un libro su Asterisk dal titolo &#8220;Asterisk: The Future of Telephony&#8221;</a>  un libro ben fatto che mi risulta utile per il lavoro attuale inVoIP che sto svolgendo.<br />
<a href="http://www.oreilly.com/catalog/asterisk/index.html">www.oreilly.com/catalog/asterisk/index.html</a></p>
<p>La pagina del copyright dove c&#8217;e&#8217; scritto a chiare lettere che il libro e&#8217; rilasciato con <b>licenza Creative Commons</b> come descritto precedentemente la trovate scritto sul libro stesso, vi lascio il link dove poterlo liberamente scaricare, con l&#8217;annuncio nel sito dell&#8217;<a href="http://www.asteriskdocs.org/modules/tinycontent/index.php?id=11">Asterisk Documentation Project</a>.</p>
<p>A questo punto l&#8217;ho scaricato l&#8217;ho stampato, ma non avendo una stampante fronteretro sono stato costretto a stamparlo su singola pagina e poi ho pensato vado in copisteria e mi faccio fare una copia fronte retro, che risulta essere meno voluminosa e di piu&#8217; facile rilegatura e trasporto.</p>
<p>A questo punto la situazione si complica, poiche&#8217; <i>la copisteria pretendeva una liberatoria da parte della guardia di finanza</i> per poterlo fotocopiare per intero, e&#8217; stato inutile spigargli che la licenza rilasciata dalla casa editrice mi consentiva di fotocopiarlo e la cosa alla guardia di finanza non gli doveva fregare una mazza.</p>
<p>Morale della storia, e&#8217; perfettamente inutile inventarsi licenze che prevedono la libera circolazione del sapere se poi le copisterie per paura di avere multe e quant&#8217;altro decidono autonomamente che tu non hai nessun diritto di fotocopiare o stamparti un libro rilasciato con licenza <b>Creative Commons</b>, che a dir la verita&#8217; in questo caso e visto anche il prezzo accessibile si fa prima a comprarlo, ma cio&#8217; non toglie che questa sia una piccola storia ignobile in cui e&#8217; stato negato un diritto espresso dalla stessa casa editrice, con il consenso degli autori stessi, verso qualsiasi lettore.</p>
<p>Alcuni link utili su Asterisk:<br />
www.asterisk.org<br />
www.asteriskdocs.org<br />
asteriskathome.sourceforge.net (Distro Asterisk basata su CentOS)<br />
www.xorcom.com/rapid/ (Distro Asterisk basata su Debian)</p>
<p>Happy Hacking!</p>
<p>Ciao</p>
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		<title>Proprietà digitale &#8211; Diritti d&#8217;autore, nuove Tecnologie e Digital Rights Management</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Drm]]></category>
		<category><![CDATA[Licenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo lo scandalo della Sony che nel nome della sicurezza ha &#8220;infettato&#8221; milioni di computer (inclusi i servizi segreti), l&#8217;universita&#8217; Bocconi (Milano) ha organizzato un incontro sul tema della Proprieta&#8217; Digitale e della tecnologia DRM.
L&#8217;appuntamento è: giorno 18/11/2005 ore 09:00 in Aula Perego.
Intervengono:
Piergaetano Marchetti, Luigi Carlo Ubertazzi, Martha Woodmansee, Maurizio Borghi, Paolo Auteri, Gustavo Ghidini, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo lo <a href="http://www.bicocca.net/web/index.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=316">scandalo della Sony</a> che nel nome della sicurezza ha &#8220;infettato&#8221; milioni di computer (inclusi i servizi segreti), l&#8217;universita&#8217; Bocconi (Milano) ha organizzato un incontro sul tema della Proprieta&#8217; Digitale e della tecnologia DRM.<br />
<strong>L&#8217;appuntamento è: giorno 18/11/2005 ore 09:00 in Aula Perego.</strong></p>
<p>Intervengono:<br />
Piergaetano Marchetti, Luigi Carlo Ubertazzi, Martha Woodmansee, Maurizio Borghi, Paolo Auteri, Gustavo Ghidini, Josef Drexl, Andrea Renda, Paolo Spada, Roberto Caso, Tanya Aplin, Marco Ricolfi, Paola Magnani, Laurent Manderieux, Maria Lillà  Montagnani</p>
<p>Organizzato da:<br />
IDC (Istituto di Diritto Comparato &#8220;A.Sraffa&#8221;), ASK (Art, Science and Knowledge)</p>
<p>Per informazioni e adesioni: Centro di ricerca ASK Tel. 02/5836.3603 e-mail: segridc@unibocconi.it</p>
<p><a href="http://www.unibocconi.it/doc_mime_view.php?doc_id=36590&amp;doc_seg_id=7">Programma</a><br />
<a href="http://www.unibocconi.it/index.php?proc_id=9&amp;nav_level1=344&amp;nav_level2=862&amp;nav_level3=0&amp;documento=36587&amp;procedura=0&amp;sub_action=0&amp;sub_param=&amp;sub_function_title=">Adesioni</a></p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://bicocca.net/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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		<title>CopyZero: All Rights Digitalized</title>
		<link>http://bicocca.net/2005/11/03/CopyZero-All-Rights-Digitalized/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 1999 00:00:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Licenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Movimento Costozero è un&#8217;associazione senza fini di lucro che si batte per la gratuità  del diritto alla comunicazione, considerata fonte di reale sviluppo. Sostiene l&#8217;informazione gratuita e l&#8217;accesso gratuito ai mezzi di informazione, la diffusione dell&#8217;open content e l&#8217;adozione del software libero nella pubblica amministrazione, nelle aziende, nelle associazioni, nelle scuole, nelle università  e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Movimento Costozero è un&#8217;associazione senza fini di lucro che si batte per la gratuità  del diritto alla comunicazione, considerata fonte di reale sviluppo. <br />Sostiene l&#8217;informazione gratuita e l&#8217;accesso gratuito ai mezzi di informazione, la diffusione dell&#8217;open content e l&#8217;adozione del software libero nella pubblica amministrazione, nelle aziende, nelle associazioni, nelle scuole, nelle università  e nella ricerca scientifica. Tra i vari progetti concreti e servizi promossi e offerti dal movimento, un elenco è nella sezione Proposte e Servizi del sito <a href="http://www.costozero.org">www.costozero.org</a>, vi è Copyzero, un modo per tutelare il diritto d&#8217;autore (<b>copyright</b>) e soprattutto il permesso d&#8217;autore (<b>copyleft</b>) a costo zero.</p>
<p>Il diritto d&#8217;autore (in Italia regolamentato dalla legge 22 aprile 1941, n. 633) comprende i diritti morali, cioè il diritto alla paternità  e all&#8217;integrità  dell&#8217;opera e il diritto al suo ritiro dal commercio, e i diritti patrimoniali, come il diritto allo sfruttamento economico dell&#8217;opera, il diritto di pubblicarla, riprodurla, distribuirla, modificarla. I diritti morali sono inalienabili, imprescrittibili e irrinunciabili, restano cioè sempre dell&#8217;autore, quelli patrimoniali possono essere anche ceduti, ad esempio a una casa editrice, in cambio di denaro. Molti, purtroppo, pensano, erroneamente, che tali diritti siano riconosciuti a un autore solo se è iscritto o se ha depositato la propria opera alla Siae, alla società  italiana degli autori ed editori. Il diritto d&#8217;autore, invece, è automaticamente applicato all&#8217;opera all&#8217;atto della sua creazione senza che sia necessario eseguire alcuna formalità  amministrativa, iscriversi a nessuna associazione, o ricorrere a nessun tipo di registrazione. </p>
<p>Chiarito questo, è ovvio che l&#8217;autore debba fornire, se vuole tutelarsi a tutti gli effetti, una prova legale della paternità  dell&#8217;opera e della sua esistenza ad una data certa, specie in caso di contesa giuridica. Alcuni si rivolgono alla Siae anche per questo motivo, ma in molti casi potrebbero farne a meno. <b>La Siae si occupa per lo più della protezione e dell&#8217;esercizio dei diritti d&#8217;autore, cioè della concessione di licenze e autorizzazioni per lo sfruttamento economico delle opere, dell&#8217;incasso dei proventi e della loro ripartizione.</b> â€œ Se sei nel mercato â€“ ci spiega Nicola A. Grossi, Presidente di Movimento Costozero &#8211; la Siae ti può servire (è una sorta di partner commerciale), se non ci sei, non è necessaria. Il fatto è che la stragrande maggioranza degli autori non è nel mercato e, in buona parte, si rivolge alla Siae. Un non iscritto alla Siae, che deposita in Siae, non vuole (e non può) ricevere compensi tramite Siae, intende solo tutelare i suoi dirittiâ€.</p>
<p><b>Tali diritti però possono essere protetti con strumenti tecnologici e giuridici alternativi, altrettanto efficaci e meno onerosi</b> (un elenco completo è qui: <a href="http://www.comune.torino.it/musicainpiemonte/consulenze.htm">www.comune.torino.it/musicainpiemonte/consulenze.htm</a>). Tra questi c&#8217;è appunto Copyzero, la tutela del diritto d&#8217;autore tramite apposizione di firma digitale e marca temporale. </p>
<p><b>La firma digitale, per chi non ne fosse al corrente, è l&#8217;equivalente elettronico di una tradizionale firma su carta. Ha lo stesso valore legale.*</b> L&#8217;unica differenza è che è sempre associata a un documento informatico, al quale attribuisce informazioni che ne attestano con certezza l&#8217;integrità  (cioè che il documento non è stato manomesso), l&#8217;autenticità  (l&#8217;identità  di chi la firma) e la non ripudiabilità  (l&#8217;autore non può più disconoscere il documento firmato). La marca temporale, invece, fornisce la prova che un determinato documento esisteva già  al momento della marcatura e prima di una certa data. Nella marca sono indicati data e ora, nome dell&#8217;emittente della marca e impronta del documento marcato (ossia una sequenza di numeri di lunghezza fissa che identificano univocamente il file). â€œDa un punto di vista tecnologico â€“ ci spiega Grossi &#8211; la marca temporale richiede risorse tecniche maggiori. Non è un caso che apporre la marca ha un costo (0,36 euro), mentre apporre la firma noâ€.</p>
<p>Il procedimento da seguire è semplice. L&#8217;autore converte la propria opera in formato digitale, vi inserisce i dati di copyright e l&#8217;eventuale licenza ed infine la firma e la marca utilizzando una smart card, il relativo lettore e uno specifico software (in genere multi-piattaforma). Se il lettore è reperibile ovunque, in qualsiasi punto vendita abilitato, la smart card può essere ritirata presso l&#8217;Ente Certificatore, così denominato perchè rilascia un â€œcertificato digitale di sottoscrizioneâ€ nel quale è specificata l&#8217;identità  del titolare della smart card, la chiave pubblica che gli è stata attribuita, il periodo di validità  del certificato e i propri dati, cioè dell&#8217;Ente che ha certificato. Così facendo il titolare entra a far parte di un elenco pubblico di certificati e chiunque voglia verificare la validità  del suo certificato può farlo consultando questo elenco online o richiedendo informazioni direttamente all&#8217;Ente. InfoCamere, la Società  Consortile di Informatica delle Camere di Commercio Italiane, è uno dei primi e più efficienti (<a href="http://www.card.infocamere.it/firma/cps/manualeoperativo_PRA_2.12_I.pdf">www.card.infocamere.it/firma/cps/manualeoperativo_PRA_2.12_I.pdf</a>)</p>
<p>La firma tutela tutti i diritti, patrimoniali e morali, ed è anche conveniente dal punto di vista economico. Tutelare i propri diritti tramite Siae, infatti, costa, per ogni singolo deposito da parte di un non iscritto alla Siae, 110 euro, da corrispondere ogni 5 anni per il rinnovo. Comprare una smart card e un lettore costa molto meno, al massimo 50 euro ed è un prezzo che si paga una sola volta e per sempre (negli anni è anche destinato a calare). Per chi non volesse o non potesse comprare neanche la smart card e il lettore, c&#8217;è sempre Copyzero On-line un servizio gratuito ma riservato ai sostenitori, ossia a chi ha donato anche un solo euro all&#8217;associazione.</p>
<p>Il procedimento da seguire per Copyzero Online è ancora più rapido. L&#8217;opera, convertita in formato digitale, viene compressa in un archivio protetto con password (la dimensione del file non deve essere superiore ai 20 mega) e inviata direttamente a copyzero.org, insieme ad un modulo opportunamente compilato e un documento di identificazione. Nel caso in cui si tratti di un software, il file archivio dovrà  contenere i sorgenti. Una volta che copyzero.org l&#8217;ha marcata temporalmente (nel caso di Copyzero Online la marca è ciò che conta veramente), l&#8217;autore potrà  scaricarla dalla rete. Sempre in rete è possibile esaminare e verificare la validità  dei file ottenuti (quelli firmati e marcati hanno rispettivamente estensione .m7m e .p7m), che non sarebbero altrimenti leggibili se non dotandosi dell&#8217;apposito software (<a href="http://www.card.infocamere.it/servizi/vericert.htm">www.card.infocamere.it/servizi/vericert.htm</a>). </p>
<p>Copyzero favorisce soprattutto, ma non esclusivamente, il copyleft, l&#8217;open content e chi non è iscritto alla Siae (e dunque non percepisce eventuali compensi). â€œCiò non significa â€“ sottolinea Grossi &#8211; che il diritto a compenso sparisce se non ci si rivolge alla Siae. E&#8217; sempre possibile mettere in vendita le proprie opere su Internet. Inoltre, se non si tratta di un&#8217;attività  professionale, ma di una vendita occasionale, e se non si è iscritti alla Siae, è possibile vendere le proprie opere senza la necessità  di aprire partita iva e senza la necessità  di richiedere la licenza multimediale Siaeâ€. â€œIl software proprietario â€“ ci spiega ancora &#8211; è &#8220;autotutelato&#8221; (il sorgente è invisibile e dunque non è possibile â€œappropriarseneâ€ facilmente). Il software libero, invece, è per sua natura più esposto a indebite utilizzazioni del codice. Nell&#8217;open content il lavoro, spesso, è collettivo e progressivo: è opportuno tutelarlo â€œgiorno per giornoâ€ (questo ovviamente vale anche per il software libero)â€. Copyzero non solo fortifica il copyleft contribuendo significativamente alla sua rispettabilità  in tutti quei rari casi in cui versi in condizione di debolezza, ma risulta particolarmente utile anche in caso di work in progress o di opere che si sviluppano collettivamente, in quanto dà  la possibilità  ad ogni nuovo autore di aggiungere la propria firma a quella degli autori che l&#8217;hanno preceduto e di apporre una marca temporale nuova ad ogni nuova versione dell&#8217;opera.</p>
<p>Alla domanda â€œCopyzero può essere definita una valida alternativa alla Siae?â€, Grossi risponde: â€œSì, per chi non ha interesse a percepire compensi attraverso Siae. La firma digitale qualificata è uno strumento molto potente soprattutto in paesi come l&#8217;Italia. Oggi, con la firma digitale qualificata si stipulano contratti (le stesse licenze open content sono contratti, le cui clausole vessatorie necessitano della sottoscrizione: altrimenti dette clausole, come, ad esempio, la clausola di limitazione di responsabilità , sono nulle e possono comportare la nullità  dell&#8217;intera licenza), domani si firmeranno petizioni on-line (una bella prospettiva di democrazia partecipativa)&#8230; molti usi, molte opportunità  di progresso. Certo, sono in pochi a conoscere e a sapere usare la firma digitale qualificata. Se Copyzero è poco noto è anche perchè le potenzialità  della firma digitale sono poco conosciute, malgrado alcuni siti giuridici ne parlino costantemente e in profondità â€. </p>
<p>Anche se di Copyzero si parla poco, sono già  tanti quelli che se ne servono per tutelarsi: saggisti, narratori, fotografi, grafici, programmatori e soprattutto musicisti. Sono così numerose le richieste giornaliere per Copyzero Online che si è dovuto stabilire una regola: â€œtra una richiesta e l&#8217;altra devono intercorrere almeno 15 giorniâ€. Molti abbinano Copyzero alle licenze Creative Commons (<a href="http://www.scuolaonline.wide.it/Pagine/pianowork22.html">www.scuolaonline.wide.it/Pagine/pianowork22.html</a>), altri alle Copyzero X, le prime e uniche licenze made in Italy. Se con Copyzero tuteli l&#8217;opera con le licenze Copyzero X la liberi. Ma questo è un altro discorso e l&#8217;affronteremo nel prossimo numero.</p>
<p>* Le firma digitale è stata equiparata a quella tradizionale con il DPR 10 novembre 1997, n. 513. La principale legge che la disciplina è il decreto legislativo 5 marzo 2005, n. 82, che però entrerà  in vigore il 1Â° gennaio 2006. </p>
<p><a class="a2a_dd addtoany_share_save" href="http://www.addtoany.com/share_save"><img src="http://bicocca.net/wp-content/plugins/add-to-any/share_save_171_16.png" width="171" height="16" alt="Share/Bookmark"/></a> </p>]]></content:encoded>
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